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Come raggiungere la Sardegna in poche e semplici mosse

11 agosto 2012
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Difficile scrivere l’ennesimo post sulla traversata, senza ripetersi.
Pero’: 153 miglia per la punta di Tavolara, rotta 262, partito alle 11,20pm, OPA ancora non me la calcola. Al rientro in barca, quella che doveva essere pronta, trovo: tender sgonfio, io e Il Maestro avevamo scordato di mettere il tappo; luce di dritta morta, c’e’ voluta una analisi sequenziale con strumenti di altissima calibrazione per capire il guasto, poi con una schicchera e’ ripartita; elichetta log bloccata, elichetta windex bloccata, luce bussola morta che le lampadine non basta ricomprarle, tocca montarle (domani).
Log e windex riprendono dopo poche miglia, bene.
Aria comunque zero, e’ lo Yanmar che ci allontana dalla costa, io resto attivo ancora un po’ che attendo il Grecale chiamato da Lamma. Che arriva, 6-7 nodi da 010. Alziamo randa e genoa e mi butto di sotto. Dopo un’oretta e’ calma di vento. Via genoa.
Alle due e mezza salgo su. 132 mg to go. OPA 2,10, cazzu cazzu! Faccio solo 6,5 a 2300 rpm. Vabbe’. Di notte namo piano.
Ore 4 2500 rpm, tolgo genoa che non porta, arrivo a 6,9 nodi quando va bene, la OPA intorno mezzanotte, a tener sta media qua. Carico il timer da cucina che mi batte i 20 minuti e dormicchio, aspettando l’alba.
Verso le 5 spengo. Faccio 4,5 nodi, che poi diventano 6,3 quando entro nella zona verde (si vede che il Tempo pensava che di notte non m’accorgessi che finora stava scioperando i Comandamenti del Dio Lamma). Si va!
Il cielo e’ pieno di roba, ci sono stelle cadenti che sembrano meteoriti infuocati, voi direte lo sono, si, ma questi sembrano quelli dei cartoni animati, la palla avanti e le fiamme dietro. Si vedono aerei lampeggianti cercare il corridoio Ponza Ustica, satelliti piottare senza tregua. Quasi non voglio l’alba che arriva. “Nun te preoccupa’, co ‘sta genialata di parti’ a mezzanotte, de notti te ne fai due”, dice la mia vocina interiore e anche il GPS, OPA 12,54 per la punta di Tavolara, che non e’ esattamente un posto ancorabilissimo.
Alle 6 sono fuori, in tempo per vedere il sole spuntare e per rammaricarmi nel sentire raccontare d’una partenza della canna, a vuoto. Un classico della traina di notte.
PJ la spedisco dentro che ha freddo, io e Paolo armiamo un altro paio di canne, che tempo ce n’e’.
Il Maestro mi indica una berta, siamo 40 miglia fuori, mi stupisco. Poi ne arriva un’altra, non ci mollano. Presto vediamo segni di pesce, spruzzi negli spruzzi, pesci volanti. Altre berte, altri pesci volanti. E’ questione di minuti. Accendo, 5 nodi di velocita’ non bastano ad ingannare un pesce con un filo d’un millimetro. Pochi minuti e parte la canna con la testina piumata rossa. E’ un bell’allitterato di 5 chili e mezzo! Con il Maestro al coppo, e’ tutto facile, anche troppo.
9 e mezza. Il vento e’ al traverso, largo. Oscilla tra i 10 e i 13 nodi. Vado tra 6 e 7 e mi lambicco se rischiarmi Jenny o no. La barca rolla un po’, ho paura che toccherebbe sorvegliarlo fisso, per ora lascio perdere. OPA 12,20
11. Il vento cala un po’ e ruota in poppa. Gennaker time obbligatorio, almeno a tentare. Va. 4,5 nodi.
Verso ora di pranzo, via gennaker, apparente troppo in prua per il mio panciuto amico. Purtoppo salta il tesabase randa, si rompe. E’ che il garroccio che la tiene aderente al boma s’e’ sgarato nella fettuccia e la cima lavora sfregando dove non deve, piu’ alta. Diventiamo matti per ripassarla nel boma, sperando duri un po’. Un po’ si rivela essere 60 minuti, di nuovo tesabase spezzato. Via randa, che ho sonno e ci penso dopo.
Intanto PJ si riprende un po’ dalla eroica preparazione del pranzo, Paolo dalle veglie notturne, io alla fine mi arrampico sul boma, sopra il tendalino e lego il carrellino monco rimasto nella canaletta con la bugna di scotta. Faccio diversi passaggi con una cimetta in spectra (o forse canapa, non son certo) e ho di nuovo il mio garroccio. Poi non esiste che rifacciamo il cinema di prima del passaggio testimone dentro il boma, lego uno stroppo ad un grillo all’estremita’ del boma, cazzo alla morte e rido’ randa.
Tutto serve, che siamo entrati nell’influsso delle Bocche e marciamo con 1,5 nodi di corrente contro. Arriveremo oltre mezzanotte, e vabbe’.
La serata vede il mare calare un poco, le onde si srotolano oramai al giardinetto, sollevando la poppa e facendo scivolare Senza Parole giu’ nel cavo. Osserviamo alcuni cargo costeggiare la Sardegna a 30 miglia dalla costa, intanto piazzo le lampadine della bussola nella chiocciolina, vanno.
Il tramonto ci vede pronti all’aperitivo-cena: base tonno. Tartare con erba-cipa e olio all’arancia, tagli piatti vicini alla lisca salepepeolio e limone, trancetti scottati con aceto balsamico.
E ciambelline di Anzio, a chiudere, tie’.
Manca ancora, ma chissene.
1,15: arrivo a Porto San Paolo.
Notte.

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