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I protagonisti di oggi

14 luglio 2012
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Alle cinque del mattino, fa caldo. Apro la porta della cabina, salgo in coperta, e’ giorno, calmo. Ieri siamo arrivati qui nel buio di una notte senza luna, con le stelle che tardavano ad arrivare, eppoi cadevano tutte. Secondo il GPS, ho calato l’ancora in un pezzo di Ponza che potrebbe essere l’Arco Naturale. E mi conforta vedere che e’ proprio qui che sono.
Alle sei, la marea, la risacca e la calma si coalizzano in associazione a delinquere, innescando a tratti del rollio fastidioso, che alla fine mi spinge verso la macchinetta del caffè. In breve si alzano anche i maschietti, li distolgo dal correre su e giu’ sopra i genitori dormienti tramite giro in tender. Incontro Tommaso, a seppie, poi tutti si alzano ed e’ colazione, bagni, tuffi, maschera, occhiate. Alle nove hanno gia’ fatto tutto una decina di volte, tocca spostarsi. Giro Gavi e punto Palmarola. Il viaggio sdraia un po’ tutti e crea il giusto clima per ricominciare il ciclo.
Sotto lo Spermaturo c’e’ SudEst a sufficienza da far battere la prua all’ancora. Di la’, ancora mare lungo da Ovest. Dopo qualche bagno, mi gioco la carta-Cattedrale. Si sta, a parte i motoscafi che arrivano da fuori puntando qui e inondando la cala di scie. Per fortuna l’ora di pranzo e’ soggetta ad una costumanza non scritta e tutto si placa, per una pasta al pomodoro fresco che viene a tratti consumata con funzione taumaturgica. Insomma, la cinetosi e’ dietro l’angolo, temuta e rispettata come un sesto ospite indesiderato. Il secchio, l’attrezzo piu’ utilizzato.
Nel pomeriggio giro l’isola, mi infilo nella cala dietro il Suvace, ancoraggio ardito alla ricerca d’un po’ di ridosso. Poi, si fa vela per Ponza, con 10-11 nodi di SudEst ad impegnarci in una bolina all’ultimo grado. Arrivati a Punta Fieno, tocca accendere il motore e, per inevitabile accoppiata, calare il monel. Giro tutti i capi senza avvisaglie di pesce, fin quasi Punta Madonna. Li’, mentre sono occupato ad ammainare la randa, sento una partenza imperiosa: ziiiiiing! Non s’arresta, imbraccio la canna, controllo lo scandaglio: 12 metri. Cazzo, ho preso fondo, penso. Vado a strappare, ma sento ancora afferrature. Imposto il pilota al traverso, a guadagnare fondi maggiori e recupero “uso cane”. Quando arrivo al nylon sento resistenza: sono oramai certo che il pesce ci sia, poi lo vedo. Non e’ un dentice, ma un barracuda di 1 chilo e sette. Il giusto, oggi siamo 6 con 3 bambini!
Porto tutti a terra, io resto a bordo a guardare se Nicola Padre, ancorato accanto, decide di fare amicizia con la mia prua. Stasera mi sono messo accanto ai pescherecci, sai com’e’…

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