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Day three

30 aprile 2012
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La notte passa senza che il Tempo s’accorga che Lamma portava Levante, cosi’ mi compiaccio d’aver dato retta agli amici di Ponza Mare e di essere rimasto in rada, sempre l’ancoraggio piu’ tranquillo delle Pontine.
All’alba mi alzo, il cielo e’ coperto, attendo che si faccia il momento giusto, prendo il tender e vado a fare un giretto. Un Barracuda che cosi’ piccino non ne ho mai preso si immola a sbloccare il risultato. Un’Occhiata stava per costituire grama doppietta, ma poi ha riguadagnato la liberta’, brava.
Proseguo, finche’ non attacca a piovere… Niente di che, ma rientro, profitto dell’acqua dolce per una botta al pozzetto e poi smette. Qualche squarcio si apre nel grigio, faccio il tifo, ma ilmeteo.it e’ impietoso e comunque vede nero anche per domani. Vabe’, tanto se Ventotene deve essere, li’ il tempo non conta, e’ come stare in un borghetto dell’Umbria, col sole che ci fai? Perche’ li’ sono diretto, dopo che tutti si saranno svegliati, dopo la colazione a terra, dopo la spesa inevitabile, dopo l’attesa dei giornali. Magari nel frattempo esce un poco d’aria ad evitarci 20 miglia di motore? Magara.
E invece la pioggia seguita, fin quando s’apre lo slot per andare a terra, fare una spesetta fresca e poi pranzare di sotto, in attesa che il sereno che si intravede su Palmarola giunga a noi.
Verso le 14, in perfetta puntualita’ con la chiamata de ilmeteo.it, arriva. Si fa prua per Ventotene, smotorando sotto un sole impetuoso, che la poca aria e’ in prua.
Il Porto Romano e’ vuoto come mai, praticamente siamo soli, tanto che l’appoggio e’ impossibile e devo far sbrigare Ninuzzo con la trappa. Ventotene, un tempo carcere tradizionale, ora ospita truppe di coscritti obbligati ad indossare tute nere tutte uguali, a marciare intruppati e goffi, per salire su precari traghetti che li recano in punti dove il mare lungo non da’ tregua. Come se cio’ non bastasse, la pena aggiuntiva prevede l’indossare pesanti cinture piombate e zaini cilindrici di gas compresso. In maniera volontaria, a quel punto, i condannati si calano negli abissi, alla ricerca di volontario suicidio, ritengo.
Questi pensieri mi sovvengono mentre saluto Enrico, del diving Ciro, che mi porge ferale notizia: pare che una barca a vela abbia chiamato annunciando ritardo a causa di una lunga battaglia con un tonno gigante.
La mia fama indiscussa di pescatore sta vacillando, ho preso solo un’aluzza grossa quanto una fava, nonostante le 10 canne in dotazione e quasi sempre in pesca. Vabbe’…ma conosco la storia di queste lotte, vince sempre il pesce e cosi’ e’, i poveri arrivano con due cannette da bambino e le pive nel sacco (non stavo rosicando per niente, no no no).
Quindi passo da Fabio, gli procuro alcune decine di copie vendute, ma io sono ancora indietro coi libri dell’anno scorso e mi astengo dagli acquisti. Torniamo a bordo, preparo il pesce crudo, con sale e pepe e l’aggiunta di olio caldo insaporito con un po’ di foglie di timo. Poi pasta con zucchine, uovo e parmigiano e il petto di pollo all’arancia di PJ… la compagnia e il vino sono ottimi, Ciccio il piccolo sapiente ci fa sbragare con le sue domande acute e la serata passa senza che si senta il bisogno di andare a terra.

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