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Day two

29 aprile 2012

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Lamma aveva chiamato Levante e Levante fu. Dopocena, la prua di Senza Parole gia’ e’ a NordEst. Non indugio, vado a levare ancora per girar l’isola e ridossarmi. Peccato che a forza di ruotare nella calma precedente, la catena e’ finita sotto ad un sasso e non vuol saperne… Esame delle alternative: si resta qui e si resiste al F4, tanto la barca non si move; mi butto, di notte e al gelo a 10 mt di fondo (nunzeneparla); provo a girare intorno al sasso.
Vada per la terza. Ninuzzo mi aiuta, viene, per fortuna. Evito Cala del Porto, altrimenti nota come “darfrancese”, piena di barche e con lo spacco de La Forcina a incanalare il Levante. Mi metto invece prima, davanti a La Radica, su un grande pendio sabbioso dove calo a 10 mt tutta la catena di cui dispongo, piu’ una decina di metri di tessile. Che il calumo non dipende dal fondo, ma dallo spazio che hai, nella mia modestissima pratica.
Cosi’ sistemati, resistiamo ai forti venti catabatici che spiovono da Monte Guarniere. In altre parole, dormo fondo, mi sveglio all’alba per controllare che tutto sia a posto e riprendo sereno fino alle nove e mezza.
Pesca, infruttuosa come mai.
Gita alle grotte, ne scopro di nuove, bellissime, e sopratutto mai cosi’ soli tra gli anfratti di Mezzogiorno. Purtroppo ci siamo giocati Ninuzzo, che osserva turno di riposo per un qualche malessere che si esprime con un bel mal di testa che lo stende in cuccetta.
Da Palmarola, ci spostiamo a Ponza per pranzo. Mentre mi muovo congiungendo i punti della mia personalissima costellazione alieutica, l’acqua bolle di sotto e Lucia Rosa vede servito uno dei miei classici primi (fortuna che i we durano due giorni, che il repertorio non e’ cosi’ profondo).
Mezzo cracker e un piatto di spaghetti in bianco lungamente tenuto in grembo sono il pranzo di Ninuzzo, che pero’ pare tornato in forma migliore.
Il cielo grigio favorisce le chiacchiere, si discute di cinema e libri, Ciccio ripete la Svezia con PJ. Quando siamo tutti ferratissimi su foreste di conifere e stretti improbabili, faccio prua su Ponza Porto, per un meritato approdo terricolo, mentre penso che Lamma porta Levante anche stanotte, e dovro’ tornare indietro dopocena per ancorare a Chiaia di Luna.
La rada e’ il paradiso del velista, tante barche, niente motoscafi.
Il pontile di Ponza Mare e’ gia’ su, anche se ci stanno ancora lavorando. Paolo mi accoglie in tuta e guanti, con Biagio, Tommaso, Antonio e Silverio. Il modo e’ il solito, gentile e schivo, che si confonde per altro, specie se davanti c’e’ uno ugualmente gentile e schivo, senza neanche la giustificazione di essere isolano di nascita.
Prenoto da Oresteria, che sono finiti i tempi che non si prenotava, la formula no thrills deve aver lasciato lo spazio a un ristorante piu’ tradizionale. Medito queste profonde questioni al Welcome’s, davanti ad alcuni spritzes, insieme agli altri, tutti bianchi e rossi dalle giornate di mare e programmanti dormite e navigazioni rilassate verso Ventotene.

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2 commenti
  1. bluedeep permalink

    in tuta e guanti? fa molto Village People 😀

  2. Francesco Palombelli permalink

    Sexy che me lo sarei fatto, li’, sul pontile

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