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50 – The MET (giovedi 12 gennaio)

22 gennaio 2012
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In treno riflettevo. 15 dollari e rotti per mezzora di treno. Puntuale, pulito, per carita’. Ma da noi che accadrebbe? BTW la single ride in metro costa 2,50$. Il dollaro e’ sottovalutato rispetto all’euro, ma i prezzi qui sono saliti. E allora mi chiedo: che sto dicendo? Boh. Oggi mi sveglio e piove forte. Aspetto l’alba, poi mi amminchio a organizzare la partenza di domani per Roma. Air Lingus, simpaticamente, mi prega di presentarmi 3 ore e mezzo prima, piu’ 2 h di auto, piu un’ora di margine-traffico, sono praticamente gia’ in ritardo… Provo a vedere con il treno, il sito MTA sul Galaxy si impunta che sto per lanciarlo via come un freesbee, per fortuna c’e’ il pc. In treno dovrei impiegare solo un’ora, potrei uscire alla una. Vedremo.
Affronto la pioggia, e’ una vera tempesta, per fortuna di vento piu’ che di acqua. E’ impossibile usare l’ombrello: bene, che tanto non cell’ho. Obbiettivo: fare 200 metri verso la metro di Union Square, per andare a vedere il Metropolitan Museum, che penso di aver sempre saltato. C’e’ il clima giusto, oggi, per un po’ di mumme.
Esco dalla verde sulla 77, cammino ad occhio fino alla 82, su Lexington Av. Poi attraverso Park Avenue, all’angolo c’e’ questo Nectar of 82th che sembra una frociata pero’ potrebbe soddisfare il mio desiderio per una colazione Eggs & Sausage, come diceva Tom Waits. Poi chiedo anche un cappuccino e mi arriva in una tazza Illy ed e’ pure buono. Per queste strade, poca gente, sembra una zona ricca-residenziale, abbastanza inutile. Poi dipende da che cerchi: un negozio a 5 vetrine vendeva abbigliamento per cani, roba che non trovi mica a Porta Portese.
Il Metropolitan non costa nulla, pero’ ci sono i botteghini ad ogni ingresso e delle offerte consigliate, che per me ammontano a 25 euro, i quali scucio doverosamente, sempre chiedendomi quando mai arriveremo a questa civilta’ fatta di gesti semplici. Mi sciroppo egizi, romani, bizantini, moderni, spade e armature, contemporanei o morti da poco. Le sale sono di per se un motivo di visita, per gli allestimenti e la varieta’. Ignoro il secondo piano e verso ora di pranzo esco. Pioviggina. Costeggio il Central Park verso Sud, a tratti entro, gli scoiattoli equivalgono ai nostri gatti per numero e agilita’.
Penso di prendere la metro, poi scendo le street cosi’ velocemente che perdo sempre la fermata e allora decido che va bene cosi, vado a piedi. Arrivato alla 32, ho fame, sono le due e mezza. Non voglio arrendermi al primo posto a caso. Illuminazione: prendo il galaxy, apro la guida trip advisor scaricata al giorno 1 e scelgo il primo della lista, fatta su vicinanza e giudizio della crowd. Capito al Blarney Rock Pub, 5 stelle, un vero pub da uomini veri, dove mangio l’immancabile burger&fries in compagnia di alcuni dei Sopranos.
Dopo pranzo continuo a scendere, ogni tanto mi infilo in qualche negozio. The Container e’ geniale: all’armadio alla scatola alla cassettiera, passando per stampelle, appendini e bottiglie. Un negozio “di scopo”, che incrocia Ikea, Buffetti e i casalinghi chic. Arrivo a casa verso le 5, sono cotto e dormirei, per svegliarmi penso all’una, non posso! Mi perdo su internet, verso le sei riesco ad uscire, obiettivo la zona Sud, Greenwich, Soho, Tribeca. Passeggio a lungo. Soho e Greenwich sono dei grandi Borgopio, mi sento a casa (a proposito, il palazzo di casa mia e’ di 3 piani, penso l’unico a NY). Tribeca non la capisco, giro intorno ma trovo tutto molto buio e spento, forse stavo da un’altra parte? (no, stava scritto Tribeca ovunque). A Mercer street c’e’ un negozio enorme di abbigliamento, skate (e fin qui) e surf. Resto abbacinato, ma esco senza aver fatto altri danni. S’e’ fatta una certa. Non adoro cenare da solo, ma ancor meno svegliarmi in piena notte affamato. Mi infilo da West 3rd Common, faccio ancora a tempo per dichiararla happy hour. Ci sono tipo 3 o 4 compleanni di sgallettate, ma per fortuna anche un wifi aperto e un servizio veloce. Mangio nachos e leggo spiegoni de Il Post. Il famoso discorso di Brecht sul difendere le minoranze, non e’ di Brecht. Gli archivi della Stasi ricostruiti da un software apposito. Roba interessantissima, mentre i compleanni debordano verso il mio tavolo. Per fortuna tutto e’ molto veloce, libero il posto e consento volume aggiuntivo alla cicciona accanto per un altro par di birre.

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2 commenti
  1. Gippilondon permalink

    M’hai fatto venire una voglia di NY…

  2. Francesco Palombelli permalink

    <p>Lo prendo come un like!</p>

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