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49 – The Contempo Design Studios, New York (mercoledi 11 gennaio)

21 gennaio 2012
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Le istruzioni di Szilvia sono perfette. Il 59 di 5th Av. esiste e ha la porta a vetri con il tastierino fuori. Compongo il numero, ora ho 10 secondi per tirarmi dentro e passare la seconda porta prima che si blocchi. Trascino 20 kg di borsa, 3 di skate e lo zaino da 10 su per le scale e ce la faccio. Salgo le scalette di legno, scricchiolano. In cima alla rampa, a sinistra dovrebbe esserci la mia stanza. Eccola, c’e’ scritto “Francesco” sopra, che care. Altro codice. Funziona. Apro. La luce e’ accesa, la temperatura molto piu’ alta che a Saint Martin a mezzogiorno, la stanza fichissima. Qualche elemento originale, lasciato cosi’ com’e’, tipo il camino di ferro, il calorifero gigante di ghisa, il parquet chiaro di listine piccine, originale e un po’ vissuto, insieme ad un ceffone in faccia di moderno: un tappeto rosso peloso, profili stilizzati di donna alle pareti, lettone in diagonale, cucina Ikea e sgabelli di design. Bello, bravi e in fondo era una delle stanze piu’ economiche.
Istruzioni chiarissime e, importante, la password wifi in fondo. Mi connetto, giro un po’ di siti, a mezzanotte spengo la luce, a mezzanotte e mezza spengo il termosifone, all’una tolgo la coperta.
Mi sveglio presto, come al solito. Tra le facilities ho una cucina completa, the, caffe’, bollitore e poi pentole e stoviglie.
Bollo un caffè, che pero’ risulta non troppo solubile. Ripiego sul the. Avvio il pc, scarico la posta dell’ufficio, riemerge qualche dubbio su cosa faro’ in futuro, chiudo subito.
Provo la sim card Exaccta, e’ una autentica sola, non s’aggancia a nessuna rete, sara’ scaduta o chissa’ cosa. Non ho tempo neanche d’incazzarmi, faccio un writeoff di 20$ e passo oltre.
Provo a fare la collezione delle medicine che mi hanno chiesto di prendere, sono diverse mail e il galaxy non mi supporta il copia&incolla. Chiedo aiuto a Google, poi ho una illuminazione e uso carta&penna. Funziona al primo colpo. Manco di una guida di NY e nel frattempo sono le 9, salgo su a fare check-in e poi mi avventuro in citta’.
Ho discusso con Tiger ore ed ore, mentre cercava di convincermi ad accompagnarlo a Cabarete, perche’ invece preferivo NY. Tralasciando l’assurdo che lui sosteneva che qui non ci fosse nulla di interessante, ora mi appare evidente che non sono riuscito a esprimere cosa mi piace. E non lo so tuttora, so solo che mi chiudo il portoncino di vetro alle spalle, esco sulla Quinta strada, comincio a camminare e rido, rido da solo, riempiendomi gli occhi della gente, dei palazzi, dei marciapiedi larghi, delle vetrine e delle insegne. Rido per l’inglese che sento (e capisco) dagli operai che ristrutturano un palazzo, da quelli che parlano al telefono camminando. Rido per i banchetti per strada, che vendano frutta, fiori o puzzolentissimi panini. E cammino, vado verso Sud, poi prendo Broadway, poi torno indietro, faccio colazione da Starbucks, mi infilo da Barnes & Nobles per prendere una guida, sfoglio NY for dummies e scopro che non andavo verso Sud ma verso Nord, chissa’ com’e’ che ero sicuro del contrario. Prendo le medicine richieste, poi torno in hotel e scarico i pacchi. Consulto la guida. Vorrei vedere The High Line e Meatpack, la statua della liberta’ e il Metropolitan non li ho mai fatti, poi un giretto tra Soho e Nolita. Vedremo. Intanto, oggi devo prendere il treno da Grand Central per andare a Dobbs Ferry da Claudia. Decido di andarci a piedi, pensando che chissa’ quanto sia lontana. Invece, dalla 12esima alla 42 e’ un attimo, o almeno il tempo mi passa, entrando nei negozi, comprando un hamburger, chiedendo prezzi qua e la’ del mio Galaxy (qui avrei speso molto meno, a St Martin avevo capito dopo che avrei dovuto trattare). Arrivo a Grand Central verso le 14, cerco un bagno, e’ bellissima questa stazione. Bella e piena di negozi, cibo, servizi. Perdo la testa all’Apple Store, faccio l’amore per mezzora con l’Air, poi decido che ci sono mille buone ragioni per non prenderlo: poca memoria, un uso piu’ stanziale ora che ho il tablet, sarebbe immiserito da una tastiera esterna e un monitor separato. Ok, non ti prendo, ma mi sei piaciuto tanto.
Compro una bottiglia per i miei ospiti e mi avvio in treno.
La linea segue l’Hudson, in 30 minuti sono in un borgo incantato, fatto di strade pulite, colline, boschetti, scuolabus obbligatori (che altrimenti si crea traffico), cervi in giardino e garages a due piazze. Claudia e’ sempre uguale, anche dopo 4 figli, la casa e’ grande, accogliente e calda. Un camino al centro del grande ambiente che unisce ingresso, sala da pranzo e salone, da cui si accede al giardino, che e’ quasi un parco. Sono felice di vedere lei e Matthew cosi’ regolari, come sono sempre stati e di conoscere le due gemelle, ipnotizzate dalla mia estranea presenza. Prendo il treno diretto a Sud alle nove e mezza, mi accompagna Matthew. “Non scendere fino alla fine!” mi urla mentre torna a casa. Devo essere proprio l’amico scemo e in effetti mi sento tale, dopo aver dormito poco stanotte ed aver bevuto vino rosso dopo due mesi.

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2 commenti
  1. Cipriana permalink

    Hha…Bellissimo post. Ma bello proprio. Mi piacciono questi post not live, hanno un certo non so che. Cipriana

  2. Vigevano is located while in the coronary heart of Lombardy’s picturesque Ticino Valley, with the crossroads concerning waterways and synthetic canals that bear witness to your city’s agricultural core. Vigevano’s principal contacting, nonetheless, could be the production of shoes-for just about every dimension and price, in the most inexpensive that conclusion up in flea marketplaces to your custom-made that adorn quite possibly the most elegant feet in the world. The artwork of “conzare le scarpe” (shoemaking) in Vigevano is often traced back to some doc from 1392 that prohibited the tanning and working of leather on the public sq..

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