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48 – Sonesta Maho Beach Resort (martedi 10 gennaio)

20 gennaio 2012
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I dintorni di questa mia residenza provvisoria e inaspettata offrono: spiaggia degli aerei (Maho Beach) e circostanti baretti, negozi duty free, casino’ e intrattenimenti per adulti (immagino luoghi dove si possa discutere in pace di politica). La serata mi vede dunque arrendere al wifi a pagamento dell’hotel: 16 dollari per un giorno e non e’ nemmeno chiaro se intendano 24 ore filate o fino alla mezzanotte, ‘sti stronzi di gestori. Il giorno dopo mi sveglio alle 5, alle 7 vado a correre lungo la pista dell’aeroporto fino a che si puo’, verso Sud Est, poi torno indietro e costeggio il lato Nord, spiagge e campi da golf, mica male… Pero’ i programmi di giornata (spiaggia piu’ shopping, piu’ pennica pomeridiana e serata in parapendio) si infrangono con la pianificazione assurda e paraventa della United Airlines: pick up in albergo alle 10,30, partenza prevista 15,25. 5 ore in aeroporto, solo per farci lasciare la stanza presto, suppongo. Ma non e’ solo questo: il transfer non c’e’ e dobbiamo pagarci un taxi, non mi danno lo stesso volo, ma un US airways con scalo a Charlotte, ritiro del bagaglio e dogana e reimbarco su volo Continental (la compagnia originale). Devo ripagare 25$ per il bagaglio e farmi dare il rimborso da Continental, che ovviamente mi rimanda al customer care su internet. Con tutta la comprensione possibile per una situazione imprevista, devo dire che avrebbero potuto far davvero di meglio. In altre parole, sono parecchio incazzato, sopratutto arrivero’ alle 23 a Newark, sempre che non perda la coincidenza e sicuramente dopo aver ripagato per il bagaglio qua e’ la’.
Quindi: Continental e US Airways=bullshit. Mi fanno compagnia alcuni tipi umani con i quali oramai ho fatto amicizia, la nera enorme che ieri protestava con una voce che sembrava avere l’altoparlante e ora e’ gentile e delicata; la coppia di biondi pallidi e gentili, americani; la mamma ben tenuta in minigonna, stivali, figlia decenne al seguito ed un uomo che giurerei non e’ il padre, francesi; papa’, mamma giovani con le due figlie sgallettate del locale di Anguilla, newyorchesi; l’uomo piccolo e gentile, in camicia e cinta altissima di Gucci, sardo di Cagliari, che gli ho detto: ma che ce sei venuto affa’, che qui l’acqua e’ torbida?
Intanto US airways perlomeno ci fa salire in aeroplano, direi anche in orario. Alla fine, va tutto liscio. A Charlotte facciamo una mezzora di fila in dogana, il solito rude approccio, impronte, fotografia, e subito dopo sei in America, quella dove tutto e’ facile, americano tra gli americani, la bionda del controllo bagagli non ti fa i raggi x perche’ le sei simpatico, ti immagini, subito dopo puoi fare il drop della valigia, gia’ registrata per la destinazione finale, sorpresa! e avviarti al tuo gate, che e’ l’ultimo di lettera e l’ultimo di numero, che vorresti metter giu’ lo skate e sfrecciare sul marmo liscio, il miglior fondo possibile, ma non lo fai, anche se sei in America, dove e’ tutto facile finche’ righi dritto, tutti danno informazioni e aiutano e cosi’ sia. In volo ho comprato una sim card, una di quelle internazionali, no roaming, che mi sfugge come funzionino, per ora infatti mi da solo SOS e domani capiremo. Ora mi godo lo skyline di Manhattan dal taxi, che paghera’ Continental, mi illudo.

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One Comment
  1. luca permalink

    non tornà in italia…ciao

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