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47 – Check out (lunedi 9 gennaio)

19 gennaio 2012

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Oyster Pond e’ un grazioso porticciolo, colmo di barche Sunsail e Moorings ai pontili di legno e alla boa. Scendo a terra, chiedo, niente Wifi gratis. C’e’ un ben posizionato Dinghy Dock Bar, proprio sulla banchina, che gia’ alle 18,30 ospita una mini rock-band che spinge pezzi classici a buon volume. Mi fa impazzire questa cosa degli americani, dove noi abbiamo l’orchestrina triste o lo zingaro con la chitarra, loro hanno un gruppo che fa ottimo rock. Mi siederei, ma cerco ancora un wifi. Mi imbatto in un albergo, chiedo, pago 5$ e ottengo la password. Rispondo ad alcune e-mail, nessuna risposta dall’ESTA, speriamo bene.
Esco, trovo il Puma e Tiger. Non c’e’ verso di deviarlo dal ristorante sulla banchina verso il mio baretto rock. Eta’ media 72 anni. Camerieri serissimi. Tovaglie bianche e lume di candela. Pianola Bontempi anni 60 con uno sfigato che abbozza Cielito Lindo, Volare ed altri pregevoli successi del secolo scorso. Qualcuno prende un Mahi Mahi, no salt, no oil, grilled, only lime, no vegetables, only salad and mashed potatoes. “L’unico pesce al 100% cigutera free. Perche’ anche nel tonno c’e’ mercurio”. Poi assaggia e come al solito dice che fa schifo. Ci leviamo da questo posto assurdo, ovviamente di la’ la band ha finito, sono le 10 e questi staranno gia’ a nanna o in dolce compagnia, genialita’ degli orari anglosassoni. Torno all’hotel, leggo della Roma che non ho potuto vedere e del ritorno al go’ del Capitano, bene, vado a dormire sereno.
Al mattino ci svegliamo presto, operosi come non mai. La base Sunsail e’ gentile ed efficiente. Il check out e’ ad opera del gentile vagabondo dei mari che ci ha dato una mano ad ormeggiare ieri, armatore di un cat fatto di due giunche indocinesi unite da un ponte colmo di vasi di odori e padre di due gemelli – neonati – imbragati alla paziente madre. Sunsail e’ attrezzata per sdoganare la barca in ingresso, ci portiamo dietro una copia del foglio just in case di problemi ad uscire in aeroporto.
Il taxi e’ puntuale, attraversiamo la parte francese dell’isola, molto carina e piacevole, poi entriamo nel bordello olandese, traffico e centri commerciali. Si sono venduti l’isola, sembrerebbe, mentre il lato francese merita. Ripassiamo davanti Simpson Bay, nostra casa per una notte, poi un velo di tristezza mi attraversa quando vedo il Princess Juliana international Airport, acronimo PJIA (pero’ non dice dove, immagino NDERQ, visto che vado via).
Check in tutto ok, a parte che mi scuciono 25$ per il bagaglio imbarcato.
Ho 3 ore circa di attesa, per fortuna c’e’ una buona connessione wifi. Scrivo a Claudia che non puo’ contare sul telefono per il nostro appuntamento di domani, estraggo il pin della carta di credito dalla mia rubrica outlook, che assieme ad alcuni numeri importanti sono volati in acqua assieme al Blackberry. Cambio degli euro in dollari, anche qui il mio bancomat non funziona.
Ritroviamo Tiger, che poveraccio ha il volo ritardato di 3 ore, salta anche il suo trasfer in Piper a Porto Plata. Poi saluto tutti, sono le 13,30 ed il mio volo e’ dato “boarding”. Boarding un par di ciufoli, dopo un’ora mi fanno cambiare gate, scendo di sotto e ritrovo il Puma, in partenza alle 17 per Parigi e Tiger, ancora a terra. Scattiamo una foto insieme, poi Tiger si imbarca, il mio ritarda ancora. L’altoparlante dice qualcosa che non comprendo e tutti si fiondano al gate. Ammazza st’americani che se inventano pe’ imbarcasse pe’ primi e pijasse er giornale, penso. Invece, no, e’ che hanno cancellato il volo e la gente e’ inviperita, chi aveva coincidenze, chi urgenza… Il piano e’ che ritireremo il bagaglio, ci porteranno in hotel, dove avremo cena e colazione e domani ci scodelleranno in aeroporto con il voucher per il pranzo.
Io tutto sommato ho meno problemi degli altri, mi rimetto le flip flop e la maglietta, mi siedo sullo skate e mando qualche mail per avvertire. Un giorno in meno a NY, uno in piu’ a SXM… Faro’ shopping o un bagno in piu’…
L’albergo e’ il Sonesta Beach Resort di Maho beach, il destino mi ha riportato nella spiaggia dell’ultimo giorno della crociera nelle BVI del 2003. La stessa che indicavo al Puma, quella dove gli aerei ti atterrano in testa. Bellissima, anche se distrutta da, appunto, alberghi come il mio. Esco, cerco una connessione internet che ci sarebbe pure ma non je la fa, vai a trovare un indirizzo ip da assegnarmi in mezzo a questa folla di gente che si fa un aperitivo? Il miraggio delle reti aperte muore per troppo successo. Cosi’ mi bevo una Corona al baretto a destra (la caipirinha non sanno cosa sia) e mi siedo al Sunrise beach bar per il wifi gratis che non arriva. Un altoparlante e’ collegato con le comunicazioni della torre. Faccio in tempo a vedere il volo Air France del Puma che decolla, ma non atterraggi, peccato.

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