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42 – St. Barthelemy

4 gennaio 2012

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Sento qualche rumore. Tiger s’e’ alzato. Dall’oblo’ a murata vedo che sta facendo chiaro. Sono le 6 ed e’ora di muovere. 60 miglia per St. Barts, nostra prossima destinazione, sottovento. Vorremmo arrivare presto, per avere un po’ il tempo di girarla. Il 6 sera dovremmo gia’ essere a Saint Martin per lasciare Nura e la Piccola Jena, che partono il 7 mattina. Retrospettivamente, abbiamo passato troppo tempo ad Antigua, girando su e giu’ senza gran costrutto, ma avevamo il Puma in arrivo il 30 e il Capodanno da fare in un posto non deserto come Barbuda.
Abbastanza presto parte la mia canna. Un tonnetto allitterato da un chiletto viene a bordo, seguito da uno un po’ più grande che abbocca a Tiger. Ok, non avevamo più nulla da mangiare! Procediamo a motore con apparente circa zero, il vento forte dei giorni scorsi ci ha abbandonato proprio il giorno della tratta lunga. Forse vedere le previsioni, anche qui, non e’ cosi’ inutile come sostiene Tiger.
A circa 10 miglia dall’arrivo, il vento sale a circa 18 reali, in fil di ruota. Mi impongo, setto il cat a farfalla, con ritenuta sulla randa e aspetto che il Puma produca la sua pasta ai peperoni. Ogni tanto abbocca un barracuda, che viene rilasciato in quanto numero 1 nella lista dei pesci ciguterosi. Secondo lo scuro Terence, sono tossici perche’ mangiano il rame dei relitti. Un altro scuro di Barbuda aveva il suo sistema, li apre in due e aspetta la mosca. Se si posa e poi va via, lo butta, se invece resta, lo mangia. Comunque, questi sono diversi dalla aluzza nostrana. Più chiari, sopratutto non hanno la groppa scuro-verdastra, ma sono bianchi come una spigola. Denti più grossi e forse una forma più cicciotta, meno a serpente. Importante.
All’arrivo recupero la lenza, tranciata vicino al polpetto. Forse l’ultima abboccata che ho visto ha tagliato e non mi sono accorto, disdetta che questo terminale non aveva acciaio. Il tempo e’ scuro, Gustavia e’ piena di barche in rada. Nel porto, piccolo, ci dicono proprio di uscire che non c’e’ posto (temo per noi pulciari, gli yacht da 50 metri entrano benissimo). Forse anche il fatto di esserci dimenticati la randa su non ha aiutato la nostra fama di grandi navigatori. Quindi usciamo, ma la rada e’ un misto di gente ancorata e di gavitelli, difficile mettersi bene. Tiger si gioca il jolly, prendiamo un gavitello. Mi butto con la maschera per controllarlo, mentre sono in acqua arriva un tizio a reclamarlo, poi ce lo lascia, non si capisce in base a quale autorita’. Comunque, barca sistemata. Ora dobbiamo risolvere il problema del rifornimento dell’acqua, la dogana, la spesa… E’ che questo posto sembra troppo Francia (in effetti e’ Francia…) e poco Caraibi… Brutta accoglienza!

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