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39 – Barbuda

1 gennaio 2012
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La notte di Capodanno alla fine la imbrocchiamo giusta, English Harbour diventa una grande festa con baracchini di cibo e drink sul prato tra la clubhouse e la banchina esterna, hanno montato un portale di legno all’ingresso del porto, con tanto di security e buttafuori e il bello e’ che noi siamo gia’ dentro!!! Prima volta che mi capita. Non esco neanche pagato, anzi quando inizia la musica me la godo parecchio. C’e’ un gruppo dagli ottimi fondamentali che pur ripercorrendo il rock ed il reggae più mainstream si fa apprezzare parecchio. Could you be loved,Come together, I don’t like reggae, Every breath you take, perfino Don’t break me down, che riconosco come uno dei momenti più commerciali della Electric Light Orchestra, o almeno mi pare. Del resto e’ mezzanotte, la ascolto dalla rete del catamarano piazzato davanti alla base Sunsail, abbiamo stappato la boccia comprata da me al duty free di Guadeloupe, per fortuna i botti e le sirene degli yacht da 60 metri hanno svegliato Nura e Tiger e brindiamo insieme con Jenaplicchi che e’ venuto a salutarci.
Stamane sveglia presto, pieno di acqua, buttiamo l’immondizia, salutiamo Mike e famiglia e salpiamo. La rotta e’ Nord, 40 miglia, noi siamo nella parte Sud di Antigua, dobbiamo girare meta’ isola. La costa Sud e’ alta ed il mare sprofonda presto a 3-400 metri, mentre il lato W e’ celeste chiaro e c’e’ anche qualche punto sui due metri. Tipo Vardelli a Palmarola.
Il canale tra le isole e’ sempre su bassofondo, l’onda e’ corta e rabbiosa, il vento sui 25 nodi. Procediamo con una mano ed il fiocco mezzo rollato, poi intero, la prua si fa ma sarebbe più agevole poggiare e infatti Tiger allasca e si vanta pure che cosi’ si va meglio. Vabbe’.
Verso l’arrivo recupero un barracuda, lo blocco con la destra dentro le branchie per slamarlo e liberarlo, ma quando la tiro fuori e’ tutta tagliata, mortacci sua, che cia’ nelle branchie, la carta vetrata?
Comunque grazie ad una smotorata a recuperare 5-6 miglia di sopravvento alla fine giungiamo a Cocoa Bay, a Sud di Barbuda. Non e’ proprio come Anzio. Più tipo Torre Astura. O Sabaudia, tie’. Pensavo. Invece prendiamo il tender, Nura finisce affogato nell’onda anomala della riva, poi va a prendere gli altri e tiriamo il battello a secca.
Pensavo, dicevo, invece la sabbia ha una consistenza soffice che non avevo mai sentito. L’alta marea scava dei calanchi morbidi come un panettone, non c’e’ una plastica, un cotton fioc, solo pezzi di corallo e conchiglie, per un arco di alcuni km. Qualche casetta, forse mini resort sulla punta. Nicola riesce a trovare qualcuno da far parlare, e’ la guardia della garitta alla fine della pista di atterraggio degli aeroplani (se ci fossero, non ne abbiamo visto uno). Ricaviamo la convinzione di essere lontani da tutto, del resto sapevamo che Barbuda e’ un’isola senza negozi ne’ provviste da poter fare, sostanzialmente disabitata, a parte qualche ufficio del governo e qualche villa.
Torniamo a bordo al tramonto, e’ presto sera e tempo di schiacciare lime e zucchero nel mortaio. Oggi aggiungo succo concentrato, acqua e ghiaccio (oltre a rum bianco, ovviamente) e lo spaccio a tutti come analcolico, furbettino.

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