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32 – Jolly Harbour

25 dicembre 2011
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Il cenone della vigilia, assai gradito, che non mangiavo da ieri, e’ mezzo etto di riso in bianco, seguito da un sonno, finalmente ininterrotto, dalle 10 alle 6. Carlisle Bay e’ una cala rocciosa ai lati e con una spiaggia in fondo, grande e profonda come ogni navigatore sogna. L’acqua, e’, come spesso da queste parti, abbastanza torbida, tipo quella di una localita’ balneare tirrenica della quale adesso non ricordo il nome. Un pontile, un resort sulla spiaggia, altre due-tre barche e niente altro.
Il clima e’ gradevole, ci mettiamo tutti a prua a prendere il sole. Nureyev, disperato per non poter collegare l’Ipod allo stereo della barca, accenna alcuni complessi passi di salsa attaccato alle cuffiette: “peccato che non sentiate la musica, altrimenti si capirebbe tutto”. Eh gia’.
Tiger preme per navigare. Leviamo l’ancora e giriamo l’isola in senso orario. Scendiamo verso la punta Sud Ovest, poi orziamo e cominciamo a salire verso Nord, lungo la costa Ovest, fuori la barriera corallina. Caliamo le canne, la velocita’ e’ sui 5-6 nodi, mi gioco il Viper, che presto mi regala un bel tonno sui 3 kg.
Bello rompere il ghiaccio subito.
Proseguiamo a vela senza pensieri, poi pero’ proviamo a stringere verso la costa, il cat arranca un po’, ma sempre a 6-7 nodi. Destinazione Five Island Bay.
Siamo soli in una baia gigante, dall’acqua chiarissima e cangiante con le nuvole. Peccato che sia torbida che la catena scompare dopo 20 centimetri… Dicono sia il plancton, pero’ l’effetto e’ tipo Anzio (mo’ mi so ricordato il nome).
Dopo pranzo muoviamo per Jolly Harbour, torniamo un poco indietro. Poche barche in mare, tutto ha un tono un po’ spettrale, come fosse il giorno di Natale. Seguiamo le briccole per l’ingresso, posizionate diversamente da quanto indica il GPS. Il marina e’ in un fiordo naturale, protetto da qualunque vento. Pratini all’inglese, ville, tutto molto Florida da queste parti. Molto diverso dalle isole più a Sud, selvagge.
Mentre sistemiamo i parabordi per ormeggiare all’inglese, un motore si spegne. Era quello che “l’indicatore della benzina e’ a zero, ma perche’ e’ rotto”. Ormeggiamo con un po’ di patemi (Tiger aveva rinunciato) e il tender a mare con Nura a darci una mano. Chiamiamo Mike, che dovrebbe venire a dare una occhiata, certo se e’ il gasolio e’ facile. Comunque, e’ un bel posto per stare in panne, l’unico con negozi, supermercato e un po’ di vita a terra.

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