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27 – Rio addio

20 dicembre 2011
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Da diverse settimane mi sveglio con la sensazione di avere il fiato corto, una roba che battezzo stanchezza da attivita’ fisica. La curo con altra attivita’ fisica, a digiuno corro in skate fino alla fine di Ipanema, sotto la montagna dove comincia Tijuca e la sua favela. Poi a colazione altra medicina: ananas, papaia e melone; burrata, salame e mortadella; macedonia, yogurt e cereali, caffè e succo d’arancia. Sto meglio, torno in stanza e realizzo che e’ tempo che decida come passare la notte del 22 a Guadeloupe. Il Saint Johns Perse vince per la sua vicinanza con l’aeroporto, nonostante i commenti (“room smells bad and toilet even worse” uno dei più agghiaccianti). Poi mi connetto alla rete aziendale per scaricare la posta, cancellare gli inutili auguri di natale che impersonalmente ricevo ed evitare che mi si intorsi il BB mentre sono in mezzo al mare.
Poi check out: i receptionist fanno parecchia confusione, ma mi sono affezionato a quei due simpatici cialtroni di Roberto (proprietario) e Saverio (vice direttore? Uno che da una mano? Non so, ma uno carino) e va bene tutto.
Lascio il valigione e con skate e zaino vado al posto 9 dove trovo Nati Giuseppe ed Ascanio. 3 ombrelloni in 4, oggi e’ il minimo, finalmente c’e’ sole pieno e zero aria, fa caldissimo.
La spiaggia e’ zeppa, che sia martedì non sembra preoccupare nessuno. Compro castagna di cajun, 5 reais e una stecca di camarao media, 10 reais. Sensazione di pagare x2 rispetto ai brasiliani e vabbe’. Poi mi ammichio con il bancomat, le macchine non leggono la mia carta, allora cambio qualche euro, ma ci vuole il passaporto, torno a spiaggia a prenderlo, torno alla banca, ci vuole tipo mezzora per 100 miseri euro, ma finalmente riesco. Ora sono senza euro spicci, gia’ mi vedo a Guadaloupe alle nove di sera a pagare il taxi con 500 euro. Cavoli del tassista, penso, anche perche’ non ci posso far molto.
Più tardi aperitivo: nachos, birra e caipirinhas, sto quasi a far tardi, alle 20 afferro lo skate e imbriaco vado a recuperare bagagli in albergo e taxi. Non c’e’ verso di trovare uno da pagare con la carta, alla fine m’arrendo al cash, pur di non perdere l’aeroplano per Belem, porto del Rio delle Amazzoni, mia destinazione per la notte.
Nel tragitto, immobile nel traffico, fotografo qualche addobbo. E’ la settimana di Natale, realizzo. I ricchi building residenziali hanno luci intermittenti che contornano portoni e garage, più avviluppi nei tronchi delle palme davanti. Qualcuno osa una forma a conifera. Qualche immagine rimanda al Babbo Natale rosso coca cola. Ma gli abeti, la palandrana rossa, sono tutte robe di freddo… Brasilia’, non ciavete un babbo natale vostro, colla maja del Flamengo e la pelle scura? No perche’ sta cosa dell’abete co’ 30 gradi regge fino ancerto punto.
Preso il tunnellao che dalla Lagoa porta alla zona Nord di Rio, il traffico comincia a scorrere. Google Maps si rimette sulla tabella di marcia. Arrivo. Sosta al bagno, assumo vesti da volo e smisto il bagaglio. Al checkin accuso 19,9 kg più lo skate che non so quanto pesa ma che i sorrisi e le preghiere non sono sufficienti per farlo mettere in cappelliera. Sara’ spedido in un anonimo sacco con dislcaimer per danni fatto firmare in duplice copia. Ed e’ solo un volo interno brasiliano, figuramose per fare NY-RM.
Alla fine passa anche il mulinello, e’ bastato mimare la ferrata dell’aguglia imperiale, la security ai raggi X sta ancora a ridere.
Ecco, a chi mi diceva di restare a vivere a Jeri rispondevo no grazie: bello il vento, bello il clima, bella la pace, pero’ ci vogliono anche gli stimoli intellettuali. Non chiedetemi di Rio. Qui c’erano molti stimoli intellettuali: lo skate, il surf, la vita di spiaggia… e, come dice Giuseppe, una diversa forza di gravita’, che i miei studi di fisica fanno risalire alle masse rocciose che sovrastano la citta’ e che anziche’ far pendere verso il basso, estroflette orizzontalmente, un po’ davanti e un po’ di dietro.

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