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26 – Redentore

19 dicembre 2011
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Oggi gita: Manoel Fernandes ha mandato Lola a prendermi, forse mi ha venduto alla borsa del turista. Giriamo una decina di alberghi della zona a raccogliere il resto della gente, brasiliani ed argentini. Meta principale, il Rendentore, in cima al Corcovado, 700 slm. Il pulmino sale per i tornanti, attraversando la foresta di Tijuca, la più grande foresta urbana del mondo. Uguale uguale alla salita del K2 di Monte Mario. Poi si fa il biglietto e si cambia pulmino, si sale ancora. Poi ascensore e finalmente si e’ in cima a Rio. Vedi spiagge bianchissime, in particolare quella di Flamengo, isole vicine, altre spiagge di la’ dal mare, la Lagoa che ho doppiato di corsa, le Favelas. Qui le favelas sono tutte arroccate sui monti: i quartieri ‘alti’ sono dei poveracci. Quelli giu’ sono chiamati asphaltos, che hanno le strade pavimentate. Le favelas hanno oramai tutto: acqua corrente, elettricita’, parabole, internet via cavo. Manca solo l’intonaco alle pareti, sono il regno del foratino a vista. Grande opportunita’ di business, vendere calce nelle favelas. Asfalto no che pare che le strade non ci siano, sono tutte azzecate una sull’altra.
Seconda tappa il Maracana’. Peccato che sia in ristrutturazione, gradinate in parte demolite e non si possa entrare. Lo sapevo io, lo diceva anche la canzone: “Maracanaaa’, Maracanaaa’, semo venuti fino a quaaa…”
Poi: Sambodromo, la via del carnevale con le gradinate ai lati. Anche qui lavori. Fondamentalmente ci si possono fare le foto con i vestiti di piume. Lo so, dovrei, vi piacerebbe molto, ma non ce la posso fare.
Quindi resta la Cattedrale di San Sebastiao, realizzata negli anni 70, un cementone grigio a pianta ottagonale che viene su tipo piramide. Ma dentro e’ piacevole, la luce filtra attraverso i vetri colorati e la struttura. Manca la sosta al negozio di souvenir, graditissima a tutti tranne uno, sono le due e mezza, sono abbastanza stanco. Curo il mio malessere al Sindicato do Arpoador, l’idea e’ fare poi fare un giro in skate verso sera. E invece piove, come tutti i pomeriggi, allora mi attrezzo per essere in grado di smontare lo skate ed impacchettarlo. Rendoo l’attrezzo preso ieri (passo sbagliato, ladri!) in cambio di una maglietta, poi vado a fare amicizia con il ferramenta sotto casa e prendo una chiave inglese, una sega a ferro e del nastro da imballaggi. Accorcio le viti, faccio prove di smontaggio ruote degne di un pit stop di formula uno, poi mi amminchio un po’ a razionalizzare la valigia: getto via imballaggi e buste di plastica, piego bene tutto ed ecco che la valigia torna di dimensioni umane.
Nel frattempo ha spiovuto, vado a passeggiare verso Arpoador, fotografo la pista di skate in cima al colle, bevo una Skol insieme ai pescatori, poi saluto il tramonto e faccio da modello ad una brasiliana che voleva una foto romantica con il tramonto (“multo lindo, multo lindo”). Io tanto lindo non devo essere, sto con la maglietta di stamattina, ma insomma, forse in foto non si vede.

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One Comment
  1. cristina permalink

    sei sempre "lindissimo" besos from Rome. cri

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