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23 – Her name is Rio

16 dicembre 2011

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E poi alle 18 c’e’ veramente un signore che mi aspetta fuori dall’albergo, l’auto non e’ una Palio 1100 ma un bel pick-up tutto per me e mentre affrontiamo le oltre 4 ore di transfer mi dico che no, in autobus non sarebbe stato lo stesso e che quella ragazza deve aver fatto miracoli per trovare uno che per una cifra di 80 euro circa mi portasse fino a Fortaleza. La prima mezzora, verso Jijoca, e’ vera Parigi-Dakar tra le dune, fosse stato anche comodo sarebbe stato bellissimo. A Jijoca il tizio e’ passato da casa, s’e’ docciato, cambiato e profumato e siamo ripartiti. Forse ho capito perche’ mi ha preso a meta’ prezzo. Strada dura, sterrati improvvisi, velocita’ doppie dei limiti.
Poi, finalmente, e’ aeroporto. Elenco delle mie ansie risolte:

1-Il volo c’e’.

2-Fa freddo, mi devo mettere scarpe e pantaloni aprendo la valigia, ma ci riesco benissimo.
3-il biglietto e’ buono, il giorno giusto, il bagaglio se lo prendono (17,5 kg senza mulinello)
4-trovo da mangiare
5-il mulinello nel bagaglio a mano, dopo esame a vista, passa il controllo sicurezza (anzi passa anche il Leatherman, per errore allocato nello zaino, roba che potevo accoltellare mezzo aeroplano),

All’una di notte inizia l’imbarco, io crollo dal sonno e sprofondo tanto da non sentire quasi il decollo. 3 ore dopo atterro a Rio.
Rio, notizione, non e’ come Anzio.
E’ come Napoli. Esco da Capodichino, prendo la tangenziale da cui si vedono le baracche di Secondigliano, a tratti si scorge il Golfo, le Isole, Posillipo che orla tutto, Agnano finalmente allagato a formare una bella Lagoa e Mergellina, cioe’ Ipanema, piena di palazzoni ma con una bella spiaggia e l’onda che si srotola a riva.

L’albergo mi dara’ la stanza alle 14, ora sono le 7, sto bello fresco! Girello il lungomare. Tanti che corrono, domani anche io! L’atmosfera cittadina mi ha acceso un appetito di cornetto e cappuccino (seduto) di cui finora non avevo sentito la mancanza. Ma i chioschi sulla spiaggia offrono cocco e poco più. Giro nelle vie dietro, dopo un po’ trovo il mio karma da Beach Sucos, attraverso due espressi ed un croissant (salato, ma tant’e’) risveglio la mia circolaziao. Continuo a camminare ma i negozi sono quasi tutti chiusi. La via mi riporta indietro, oltre la base della Marina e di Mascalzone Latino, da dove si apre il golfo nella sua parte più interna. Dicono sia Copacabana, a me sembra il lungomare sotto Palazzo Reale.
Nel rinco di sole 3 ore dormite, piano piano affiora una strategia. Tornare in hotel, mettersi in costume e dormire un po’ in spiaggia, cosi’ da reggere fino alle 16 e andare a trovare Natalia ed il marito. In hotel il deposito bagagli e’ sorvegliato tipo fort knox da un cagnaccio della security, non posso entrarvi neanche io, dunque svaligio le mutande nella lobby, entro in bagno e rivaligio tutto con fare discreto. Nel gioco della capra e dei cavoli, non so se sia più sicuro lasciare orologio soldi e telefono in hotel o portarli con me. Propendo per la prima, ed esco con due spicci e la ricevuta del bagaglio, che senno’ il cagnaccio col piffero che me li rende.
A spiaggia ci sono tipo 40 gradi e il sole a picco, ma ogni tanto si sente un filo d’aria fresca. Pontifico sulla umidificazione dell’aria ad opera delle nebbie atlantiche, poi mi accorgo che c’e’ gente con la muta intera, assaggio l’acqua che e’ GELATA da marmare i polpacci. Colca che faccio il bagno, penso, poi non si resiste al calor, ne faccio due istantanei rischiando la paralisi. Ogni tanto chiedo l’ora, poi decido che sto prendendo troppo sole, senza crema peraltro, allora mi trasferisco al chioschetto SKOL di sopra.
Devo dire che dopo due birre mi torna il sorriso. Mr Skol mi dice: belu mare, belu sole, voce es abronzado come un camarao. Poi mima tuoni e pioggia e infatti mentre sto finamente in stanza piove di brutto, temporalone estivo tipo Pomezia.
Esco per il mio appuntamento, ma sfuma causa pioggia e comunicazioni precarizzate dai costi del roaming e tornate asincrone stile telegramma.
Ricombiniamo più tardi per l’aperitivo, conosco finalmente Giuseppe ed il piccolo Ascanio, condivido con Natalia l’inevitabile imprinting anziate (e la diffidenza dei nuovi entrati). Sopratutto condivido 3 caipirnhas, digiune, complimenti. Scatto una bella foto, mi congedo dai cari amici che e’ ora tornino al loro menage e mi ritiro dal messicano, danno Flamengo-internacional di Porto Alegre. Indovinate per chi tifo?

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