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16 – Gita alla Pedra Forada

9 dicembre 2011
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Sveglia come al solito all’alba. Alle sei e mezza mi alzo, solito giro dei siti: Facebook, il Post, Repubblica, I-google… L’Europa si spacca, l’euro magari va a ramengo, la tassa sulle barche e le vicende legate alla vetusta’ che non c’e’ più dimostrano che ci sarebbe urgente e forte necessita’ di associazionismo e lobby dei praticanti della vela, che la rappresentanza degli operatori non coincide affatto con gli interessi dei praticanti. Sarebbe da tornare a casa, usare internet, forum e abilita’ istituzionale per ritagliarsi un lavoro su misura, ma sono qui, dunque chiudo il PC, faccio colazione abbondante e mi incammino per la Pedra Forada, attrazione locale, una sorta di Arco Muto primitivo, che deve ancora ammutolirsi. Ieri a tavola Sergio raccontava di come si sia perso cercando di raggiungerla tentando di scavalacare il promontorio. Io ho chiesto della strada giusta, ma mentre tentavano di spiegarmela, Edvan, il numero 1 dei locals, con la sua buffa voce nasale, mi ha detto:”vah di matth i ha, con la bahha mare-ha, cammhinhi sulla spiah-hgia e fa-hi il gih-ro”. Grande Edvan. All’inizio avevo scambiato questo suo modo di parlare come un modo di essere, e invece e’ un ragazzo intelligente e sveglio, legge libri in italiano, manco banali, se Andrea De Carlo cosi’ puo’ essere classificato.
Mi incammino, supero la punta di Jeri (molo di Capo d’Anzio), percorro la Mahlada (La Dea Fortuna), cominciando a cercare pietre spirtusate. Nulla. Sara’ dopo il prossimo capo, mi dico.
Ho fatto i calcoli che se l’alta oggi sara’ intorno alle 17, oggi la bassa dovrebbe essere alle 11. Parto alle 8, spero che sia abbastanza bassa. Forse no, perche’ il capo si rivela abbastanza complicato da passare. Mi arrampico, mi bagno, scivolo, uso le mani… Sempre pensando che scavalcata la punta che vedo mi sarebbe apparsa la Pedra. E invece niente, appare una caletta e un’altra punta, poi un’altra caletta, poi un’altra punta da passare. Attraverso sabbia dura e umida, asciutta e soffice, tappeti di conchiglie, rocce coperte di cozze minuscole, di alghe, lisce, sbruzzose, piatte e fagliate, ossidianiche e ghiaiose. Pedra Forada non pervenuta. Sono le 9, e’ un’ora che cammino. La marea sembra scendere, i rivoletti che si vedono svuotano le pozze scendendo a mare, certo, ma qualche onda che entra e batte mi fa venire il dubbio: se avessi sbagliato calcoli? Se avessi sbagliato calcoli, sarei perduto, chiuso in queste calette dal mare che avanza. Poi non ho avvertito nessuno che venivo qui. Penso a telefonare, ma nessuno usa il telefono qui. Mandare un aggiornamento su FB o un messaggio? Si, peccato che non ci sia campo.
Vabbe’, proseguo, continuo a scavalcare capi, penso che forse la Pedra Forada e’ stata Riparada nottetempo con stucco e ghiaia e non la posso riconoscere, finche’ l’ennesima estremita’ rocciosa non mostra una bandierina bianca, in cima ad una dunetta. Valico la bandierina. Appare un cartello: Parcao Nacional de Jericoacora – Pedra Forada. Vietato arrampicarsi. Non mi arrampico, mi giro, e la vedo, finalmente. E’ molto più grande di come la immaginavo. Autoscatto qualche foto, poi arriva il local a farmene lui un paio. Finora non avevo incontrato nessuno, a parte un pescatore che sfidava le onde, lanciando e ritirando la rete rotonda (iacco). Qui due turisti e qualche indigeno, armato della classica scatola di polistirolo con il coperchio chiuso da due camere d’aria, contenente acqua, cocchi, coca e ghiaccio. Se la portano a spalla svalicando dune, per essere li’ dove passano i clienti, anche se pochi.
Mi fermo 5 minuti, poi riparto, sia mai che qualcuno si preoccupi per la mia assenza. Al ritorno e’ meglio, la marea e’ più bassa, ma sempre alcuni capi vanno scavalcati. Incontro una coppia di americani in costume, mi chiedono il classico “quanto manca” e se al ritorno possono passare da sopra (questo me lo chiede lei, che ne ha chiaramente abbastanza di rocce onde e sabbia).
Alla posada oggi e’ l’ultima notte per tutto il gruppo di amici con cui son partito. Negozio le condizioni per la permanenza, sono altre 6 notti, mo farebbero 60 euro. Ray mi porta poco più su, altra posada di un italiano. Più local, una corte di stanze affaccia su un grande giardino, con alberi e fiori. La stanza e’ un po’ triste ma c’e’ tutto e mi fa 60 reais, cioe’ tipo 25 euro a notte. Non par vero, presa!
S’e’ fatta l’una, decido di osservare un turno di riposo per rimettermi dei dolori alle costole. Scendo al Club, scatto foto, più tardi vado con alcuni altri a farmi una Acaj da Carla.
Al tramonto, a vedere Chico Bento che fa la capoeira sotto la duna con i suoi amici. Tamburi e canti inclusi.
Passo in lavanderia, che ho un debito. La lavandaia, sorridente e cicciona non si ricorda nulla, mi prende per un’altro, mi batte 4 reais anziche’ dodici, io insisto, lei non ricorda, alla fine se li prende, quasi delusa.
Adesso chiudo che devo trovare dei reais che li sto finendo, vedere se sono arrivati i pantaloncini al negozietto giu’ e pagare qualche conto.

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