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Webasto

12 novembre 2011

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Niente, Berlusconi non s’e’ ancora dimesso e la produttivita’ del Paese gia’ e’ salita. Oggi invece che starmene a veleggiare verso l’Isola, forte di un sole che in porto si stava in costume, ho sgobbato duro. Primo, dovevo ripristinare genoa, cappottina, portacanne, anulare (che sarebbe la classica ciambella, obbligatoria da tenere a poppa pronta ad essere lanciata in caso di uomo a mare, con relativa cima galleggiante da 30 metri, che a 7 nodi 30 metri si fanno tipo in 6-7 secondi, ragione per cui ci sono due scuole, chi mette un rocchetto infinito da 200 metri e la poppa la dedica a questo e chi la tiene sciolta, come me).
Secondo, dovevo montare il Webasto, il mitico riscaldatore tetesco di cermania, nato per riscaldare le cabine dei Tir e le notti del camionista teutonico e subito mutuato dai velisti di tutto il mondo, probabilmente per cercare di convincere esseri femminili a giacersi e possibilmente accoppiarsi a bordo, passato agosto. Che poi mi sa che anche i camionisti tedeschi, a giudicare da certi documentari che ha un amico mio… Vabbe’, fatto sta che neanche ero arrivato che mi sono fermato dal Ferramenta Circe, una delle circa settecento ferramenta del Circeo (qui c’e’ una ferramenta ogni 100 metri, da un lato, ogni 50 se si traversa la strada, dice che e’ il mito del pioniere che pervade il Pontino, vendono tutto, ti ci puoi fare una fattoria, con la roba che hanno). L’idea era di comprare dello stucco poliestere per incollare a paratia un pannellino in multistrato sul quale fissare l’attrezzo in foto. Dopo lungo esame di schede tecniche di varie frociate pensate per attaccare il quadretto di povera nonna in capo al letto, finalmente Circe esibisce uno stucco da carrozziere caricato in fibra che era esattamente quel che cercavo. Non epoxi, che sono super allergico. Arrivo a bordo, sistemo con passo misurato tutto quello che va dentro e tutto quello che va fuori. Giornate come queste in cui si lavora a bordo, se non ragioni bene su cosa ti serve fuori prima di salire e cosa puoi portare dentro prima di scendere, rischi di fare su e giu’ un milione di volte. Quindi inferisco il genoa, cioe’ lo infilo nella canaletta di prua mentre Tonino e Marco stanno alla drizza. C’e’ una strana resistenza, crescente, che alla fine superiamo solo col winch. Mistero. Poi rollo, anche qui un intruppo strano, mi sa che gli elementi che sono dentro la canaletta mi stanno lasciando, quest’anno un’occhiata gliela devo far dare.
Vabbe’, liberata la cabina di prua dalla vela, ci infilo i cuscini delle cabine di poppa, il gennaker e ogni altro impiccio. Prima regola per lavorare bene, organizzare il teatro di guerra.
Apro lo sportello di fondo della cabina di poppa, quello nella foto. Cerco un punto dove fissare l’oggetto e mi viene in mente una idea che supera del tutto quella dell’incollaggio. La parte bassa della paratia e’ coperta (fuori) dallo sportello del gavone, decido di forare, che le teste delle viti non saranno a vista. Mi sono portato la base di legno, foro a misura, incasso le viti, preparo gli inviti per le viti parker, poi mi infilo nel tugurio e appizzo le viti passanti. Fuori, nel gavone, acciambello un cordone di sikaflex intorno alla vite, metto super rondellone gigantiche e giro il dado finche’ posso, poi infilo un paio di chiavi inglesi a far contrasto e rientro nel tugurio a girar le viti dall’altro lato. In breve il riscaldatore e’ su, sono le due e mezza, il tempo e’ volato! Mentre addento una coppia (la classica pizza rossa a pezzi qui viene venduta accoppiata a panino e cosi’ e’ chiamata) ragiono di rassettare tutto e partire. Partenza alle 15, arrivo col buio alle 18… Si potrebbe anche fare, pero’ voglio approfittare del fatto di avere tutti gli attrezzi fuori per completare il lavoro.
Studio le istruzioni… Non chiarissime. Metto sul tavolo tutti i pezzi, li conto, pezzo per pezzo monto mentalmente i circuiti… Torna più’ o meno tutto, comincio a studiare la linea del gasolio, e’ chiara: pescante da infilare nel serbatoio, filtro, pompa dosatrice, fine. Cerco un punto dove infilarla… Niente, devo forare il serbatoio, ci vuole una sega a tazza da 25, vado dal ferramenta, rido’ indietro lo stucco e prendo la sega, poi ne cerco una da 90, faccio 50mt, cambio ferramenta e la trovo.
Rientro, foro, prendo la misura, un pelo sopra il fondo, sego il tubo della pescante (ora ho il terrore che sia troppo poco, le istruzioni teteske ticono minimo ventizinkue milimetri, jaaa), la infilo dentro legata per sicurezza, poi infilo la guarnizione e da fuori serro rondella e dado. Poi cerco un punto dove appizzare la pompa e completo il circuito. Passa Giuseppe, mi da una mano, ci confrontiamo su varie cose, mi mette alcuni dubbi tipo dove piazzare lo scarico che secondo lui e’ pulito tipo aria alpina e non dovrebbe essere messo a murata per il pericolo di mettere la falchetta in acqua, ma bensi’ sullo specchio di poppa (uhmmm non mi piace, troppo in vista). Poi proseguo, passo i cavi di potenza, metto il testimone nella canaletta per passare i cavi del segnale e ci imbrocco al primo colpo, poi decido di interrompere qui, ho fame, accendo la tv, rimetto a posto tutto, mi preparo la cuccetta, una insalata con pomodori, pere e parmigiano, sistemo la barca sopravvento che mi vuole salire sopra, (c’e’ Levante forte ora) recuperandogli mezzo metro di cavi di poppa. Alla fine ceno, e toh, Berlusconi s’e’ dimesso, mentre ero distratto da altro.

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2 commenti
  1. Gianni permalink

    Come ben diceva il mio omonimo (mi allargo): "Life is what happens to you while you’re busy making other plans."Hip hip hurra per il webasto, dopo un paio di notti passate al calduccio il suo ticchettio diventa rassicurante come una ninna nanna cantata dalla mamma. Dicono che il buon Monti farà lo stesso effetto ai Mercati, che con la meritata maiuscola, nella notte illuminata solo dallo schermo dell’ipad, suonano un po’ come entità ctonie, mostri antichi da cosmogonia per ragazzi… Speremm!

  2. Francesco Palombelli permalink

    Grande Gianni, speremm!

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