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10 agosto, giorno 5

10 agosto 2011
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Mi sveglio all’alba, tendo le orecchie, il vento non fischia più, evviva!
Si sente solo lo strizzarsi delle briglie di prua, ma roba da nulla. Partirei subito, ma la priorita’ di oggi e fare riformimento dell’essenziale: Ichnusa e guttiau, altrimenti, dove vado? Devo aspettare che apra il supermarket, suppongo alle 9,30, quindi per fare ora vado a fare un giro a traina con il tender, verso il relitto, invero spettrale. Poi do’ una pulita alle murate. Qui mi viene il primo insano pensiero della giornata: stuccare alcuni buchi a prua con il gelcoat filler. Lo prendo, scendo in tender e mi metto sotto il dritto di prua a impastare i due componenti. Quando spremo l’induritore, peraltro sigillato, il tubetto si svuota ma non esce nulla, se non liquido trasparente e un po’ di cacatina bianca. Ovviamente, non si sa quanti anni aveva, credo di averlo ereditato da povero zio Carlo.
Qui qualunque essere dotato di buon senso avrebbe gettato tutto a mare e chi s’e’ visto s’e’ visto. Invece io ho decretato che benche’ poco e di aspetto sorpendentemente invisibile, l’induritore era valido e sufficiente, ho impastato il giusto e ho cominciato a stuccare, ma non solo il dritto, ma anche la poppa, la murata, la coperta… Dopo 40 minuti la pappa era ancora molla come dentifricio, a parte che sulle mia dita, dove aveva formato un composto durissimo.
Va da se’ che in breve mi e’ andata sotto i piedi e di li’ ovunque a bordo, singolarmente cristallizzandosi all’istante specie sul teak e su schermo e tastiera del bb.
Per fortuna ad un certo punto sono sceso a far la spesa. Porto San Paolo e’ la Sardegna che ti aspetti, con il cotto a terra e i pratini curati, poi ti giri e ci sono le vacche negli stazzi, pure giusto cosi’.
Mi ricordavo un bel supermarket vicino al molo, poi attraverso una zona che non riconosco, forse edilizia ultra rapida da un anno all’altro? Boh. Trovo il supermarket, compro ichnusa mirto pane guttiau e pecorino sardo e mi faccio accompagnare al porto da uno degli addetti con la sua auto.
Sopresa: il mio tender non c’e’ più! Anche il porto non c’e’ più, nel senso che mi hanno portato da un’altra parte. E’ il posto dello scorso anno, finalmente mi oriento, il mio molo e’ più a Nord!
Troviamo il tender giusto, scarichiamo, mancia, barca.
Sistemo la spesa, rispondo ad alcune mail di lavoro, poi tiro su il tender con l’idea di ripararlo in navigazione (seconda idea del menga). Parto! Cheope nulla puo’ contro la forza del mio verricello! Rivedo il ferro che tanta soddisfazione mi ha dato in queste notti solitarie (questa l’ho scritta apposta per farvi pensar male).
C’e’ 12 nodi da nord, ovviamente in prua, ma stica. Calo la lenza. Poi mi metto a riparare il tender. Colla di Totonno: due componenti, anche qui c’e’ un induritore, liquido, da dare all’8 per cento, mentre la colla e’ una melassa, appiccicosissima. Prendo un bicchiere di plastica, verso un po’ di melassa, poi l’induritore, solo che mi sfugge, ne metto tipo il 30%. Mischio, lo metto sulla toppa, poi corro a prua, mentre sento il bicchiere sciogliersi nelle mani. Faccio appena in tempo a versarlo a cazzo sopra la perdita che il bicchiere si sfonda del tutto, inondandomi. Corro a poppa, cerco di smacchiarmi con la trielina, appiccico qualunque cosa tocchi, squlla il telefono, intanto vi ricordo sono a motore, prua contro mare e canne fuori nel canale di Olbia.
Vabbe’, alla fine accelero un po’ la manfrina delle istruzioni che volevano doppia spalmata con rifrullo e supracazzola di 72 ore e schiaffo la pezza sopra il buco, facendomi un segno della croce e pero’ contemporaneamente gastemiando per aver smerdato mezzo tender.
Decido di riconciliarmi col mondo, do’ randa e genoa e apro la prua su rotta 040 per bordeggiare un poco. Spengo il motore e mi pulisco le dita sui tasti del BB, scrivendo queste amenita’.
Il mare aperto funziona, mi rilasso, esco 5 o 6 miglia, poi viro. Nicola e’ ad Isola Piana, Roberto lo sta raggiungendo e anche Roberto di youposition cerco di farlo convergere li’. Mi diverte star solo a bordo e andare a trovare gli amici in giro. Qualche giorno cosi’ forse ne vale la pena, certo adesso corro qualche rischio se rientro nell’orbita ipnotica di quel venditore di Nicola. Nicola e’ il tipo che venderebbe ghiaccioli agli esquimesi, ha una sua tecnica per mettere insieme programmi e persone. Adesso che come avrete capito sto bordeggiando in alto mare, mi ha proposto di caricare qualche amica sua di stanza a Porto Cervo, uno gli dice che e’ impossibile, che devi fare 30 miglia e stai faticosamente bolinando per scostarti, da Porto Cervo, ma poi ti chiama la tipa e ti dice: Nicola mi ha detto che sei qui e vai li, posso venire? Cose cosi’… Lo dico con grande affetto e possibilmente anche con invidia, alla fine ti rilassi e fai fare a lui che e’ meglio.
Alle 3 e un quarto, l’idillio finisce, prima l’autopilota impazzisce, sia in modo Vane che Comp prende ad accostare a sx. Spengo-riaccendo: uguale. Poi il vento smolla, l’apparente e’ da prua.
Due elementi che mi costringono ad accendere, sono ancora a 23 miglia dalla destinazione.
Per fortuna il pilota sembra andare, s’era rotto il cazzo pure lui del vento moscio? La rotta passa a Nord di Caprera, poi lascia a destra Lavezzi e imbocca il canale della Piantarella per 010. In tutto cio’, se fosse possibile un po’ di traina nel canale… Ma vediamo che onda ci sara’, gia’ qui ce ne e’, anche se da Nord.
Alle cinque sono all’altezza di Caprera, abbastanza sfastidiato. Il mare e’ incrociato, il vento prima ha dato, e ho spento, poi ha mollato, e ho riacceso, ora sta dando ancora. Ho davanti lo slalom delle Bocche, bellissimo, ma sono un po’ stanco.
Ragiono a lungo su che rotta scegliere, alla fine tiro lungo a tenermi tutte le isole dell’arcipelago a sinistra, poi accosto per ovest e sorpassata Lavezzi riprendo rotta Nord.
Le bocche le traverso senza vento ma con tutto il mare incrociato del mondo. Alla fine arrivo, Nicola e’ dietro Isola Piana, ancoro, mi tolgo la Maglietta Unica, protagonista anche di questa navigazione, la cedo al mio compagno silente e con un tuffo vado a conoscere gli equipaggi accanto.

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5 commenti
  1. Marcello permalink

    " Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo ". E non sei solo, perchè ti seguo ogni giorno…Un pò ti invidio ed un pò penso "che matto ad andar da solo"…Ciao

  2. Francesco Palombelli permalink

    <div><font size=2 color=navy face=Arial> Davvero non mi fate sentire da solo!<br> Grazie Marcello.</font></div>

  3. soreta permalink

    tre tipe a porto cervo???? mica male come programma!!! sei grande, fratellino. meglio di soldini!!! siamo orgolgiosi di te (anche le due di anzio leggono questo blog…)

  4. marco m permalink

    uno che snobba porto cervo merita tutto il rispetto dei sardi 😉 e del resto del continente… che bello leggere i tuoi post… mi sembra di esser li [o quasi] :-)fortza paris 🙂

  5. Francesco Palombelli permalink

    <div><font size=2 color=navy face=Arial> Grande Marco, non stupirti se prima o poi plano li’ da te.</font></div>

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