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Alba a Ponza

12 giugno 2011

Alba_a_ponza

Una raffica improvvisa interrompe la mia incoscienza. Dove mi trovo? Impiego un bel po’ a razionalizzare la situazione di serenita’ nautica che sto provando. C’e’ una raffica, ma io sto messo bene. Bene dove? Sto in porto? Attaccato ad una trappa? No, non e’ Ventotene, non e’ Circeo, non c’e’ banchina. Poi realizzo che sono all’ancora, in rada, allora mi tiro su in piedi sulla cuccetta, apro il passauomo e guardo sopravvento. E’ ancora Maestrale, deve essersi risvegliato ora, le barche intorno sono alla solita distanza, torno giu’, mi rigiro un oretta tra i pensieri di terra, che ti colgono ogni tanto anche qui e alla 6 meno dieci mi alzo per fare questa foto.
Metto la macchinetta del caffè, esco, la coppia di svizzerotti di Te Ara (nome pericolosissimo) sottovento a me sta armeggiando con parabordi e pozzetto dell’ancora. Pantaloni neri, maglietta tecnica arancione: sono in divisa. Lo svizzerotto masculo si porta a prua e, con accento tipo Ratzinger, scandisce verso di me: “Mia ancora ezzere zopra tva barca”. Io tipo coi miei jeans a brandelli, una banana in mano, i biscotti nell’altra e il caffè’ sul fuoco, gli faccio cenno che va tutto bene, di avanzare pure che poi ce la sbrogliamo. Nonostante la banana, sono convincente, lei sistema i parabordi a murata destra, viene su di catena, si ferma mentre la barca e’ sul brandeggio sbagliato (intanto scendo a spegnere il caffè), riparte al momento giusto. Le murate si appoggiano un istante, il parabordo mobile che ho in mano le protegge, la svizzerotta femmina va su decisa, mentre il tizio gliela fa un po’ sospirare tenendo la barca arretrata. Alla fine l’ancora e’ su, siamo affiancati, la tipa mi dice ciao, e intanto impreca perche’ la catena (come dicono i manuali più tecnici) gli ha fatto “la cacca” nel pozzo, si e’ ammonticchiata a piramide e va sparpagliata per permettere di scendere ancora. Evidentemente, anche le barche di classe di base a Monaco, quelle con gli armatori in divisa ed il gancio per la catena, hanno il verricello che gli fa la cacca nel pozzo.
Vabbe’, i transalpini lasciano l’isola, presto seguiti da alcuni franzosi meno glamour su Oceanis 423, ecco chi sono i pazzi che hanno calato l’ancora con il grippiale in rada a Ponza.
Ieri ottima cena da Oresteria, semplice e sfiziosa, tentiamo invano di immaginare come riprodurre alcuni piatti. Qui il menu non ha descrizioni di tre righe tipo “Spigola in crosta di pane di Altamura su lardo di Colonnata farcito di scherzi di carnevale di Viareggio e co sopra tu ma’, vestita da pirata” ma roba banale tipo “Polpo e patate” o “Trito di alalunga” oppure “Filetto di ricciola alla cacciatora”. Poi pero’ ti fotte, perche’ il pesce arriva cosparso di pezzettini di limone (non e’ polpa e non e’ scorza, sara’ il bianco?), arriva sopra uno strato patatoso (non sono solo lesse, sembra quasi pure’… ma come si fara’?) e insomma capisci che se restavi a bordo a farti il barracuda non saresti stato bravo abbastanza. Ah, a proposito, il menu riporta tutti e solo i pesci di queste parti e di questi tempi: alalunga, pesce vela (aguglia imperiale), barracuda, ricciola, lampuga. Anche questo un vezzo, giusto, che si sta diffondendo.

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3 commenti
  1. Marcello permalink

    Il tocco di "classe" di Oreste non si può imitare…..

  2. Francesco Palombelli permalink

    Vero. Assaggiavo e non capivo da dove veniva il buono.

  3. Marcello permalink

    Mi ha detto che è riuscito a fare dei piatti con i petali di rose…..

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