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60 miglia intorno alle Pontine

28 maggio 2011
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E niente, alle 10,15 il levante gira, cala, c’e’ onda lunga da Ovest, stai a vedere che entra il ponente previsto, gia’ a quest’ora? Proseguo, a 3 nodi scarsi. Il sole incoccia, voglia o forse esigenza di fare un bagno. Come e’ diverso navigare d’estate… ci si trasforma in vacanzieri, baretto, spiaggetta, bagnetto… Cosa contano le miglia? Meglio una bira e un calippo all’ombra della pagliarella.
Alle 12 Zannone. Tolgo il genoa, accendo, giro con il monel… Nulla. all’improvviso, entra il ponente, 15 nodi. Il cielo si pulisce, le nuvole si stirano… Controllo Lamma, max F4, poi alle 6 F4 da Levante. Finche’ lo da alle 6 va anche bene… E’ se partisse prima il problema.
Comunque sia, levo il monel, supero Zannone e mi dirigo verso Sud, oltrepasso Ponza, sono con randa e genoa tra i 7 e gli 8 nodi, max 15 il vento. L’onda e’ grossa, ma non frange, e’ il mare lungo di prima.
Metto il rapalone 18 di zio Gianni e vado alla ricerca del mare profondo. Faccio calcoli… Se voglio rientrare al Circeo non ho troppo tempo… ma non sono obbligato, dunque proseguo.
Alle 15,30 intosta, arriva a 16, il mare comincia a imbiancare, decido di strambare e vedere che prua tengo.
La manovra fila liscia, mentre poggio allasco il genoa restando al timone, al gran lasco inizio a recuperare l’imbando sulle nuove mure, tengo la barca di poppa con il pilota in una farfalla che mi consente di passare la randa cazzandola un poco. Resto un pochino al lasco sulle nuove mure e cazzo il genoa, poi mi setto su 60 gradi rispetto all’apparente… Come pensavo sono su rotta opposta alla precedente, traverso o giu’ di li. Il Circeo e’ circa 20 gradi sopra, credo che pernottero’ a Ponza.
Ma il pensiero di passare il pomeriggio in rada un po’ mi annoia, allora bordo randa e genoa e per una oretta mi metto a risalire. Alle 16,45 sono al traverso della Secca dei mattoni, Palmarola ridossa un po’, abbastanza da farmi scrivere queste note, dopo aver poggiato un po’ e scarrellato la randa.
Sono solo 15 nodi di reale, sara’ l’onda, ma si strippa parecchio, la prua solleva spesso acqua, la velocita’ stabile sopra i 7, non arriva ad 8.
L’opa e’ qualche minuto prima delle 20, ora di “chiusura” per gli ormeggiatori. Dovro’, temo, ormeggiare da solo. Ma pazienza, mi affianco a qualcuno e domani si vede.
Intanto, terminato il ridosso di Palmarola e sopratutto il rimbalzo che offre la costa di Ponza, il vento cresce, vedo stabili i 17 nodi, la barca fila ad 8 nodi ma soffre, penso di ridurre la randa, ma poi mi dico aspettiamo. E faccio bene, perche’ risulta risolutiva una lascatina di scotta, che scarrellare si vede non gli dava il giusto profilo. Il timone si ammorbidisce, la velocita’ e’ buona, intravedo una opa 19,30.
Verso le 18 il vento cala fino a 8 nodi, ne faccio 5 di gps, poi un po’ riprende sotto costa e proseguo a lottare con l’opa intorno alle 20.
Ma anche mi stendo un poco, dormicchio, scendo a farmi un panino, inverto la posizione delle inutili canne, rispondo ai messaggi… Insomma la navigazione ora e’ più’ rilassata.
Salvo la garetta per arrivare prima delle 20… Sono li’ li’… Invento una diversa manovra d’approccio alla costa: A 2,5 miglia dal porto inizio a recuperare le canne. Poi sistemo le cime d’ormeggio, metto via coppo e raffio, lego i parabordi, tenendoli all’interno delle draglie. A un miglio, accendo il motore, allegro, e arrotolo il genoa. Di solito faccio tutto cio’ nella rada del porto, per godermi fino all’ultimo secondo. Per ammainare la randa, pero’ aspetto il corridoio di ingresso tra le boe… Intanto butto giu’ i parabordi, e quando vedo l’ingresso del porto chiamo il 12 con ancora la randa su. Sono le otto meno dieci, ma gia’ non rispondono più. Entro a sette nodi nel canale, metto prua al vento, rallento, giu’ randa in un colpo solo, cazzo la scotta, l’autopilota sbandiera un po’, rimetto in rotta, imbroglio un paio di elastici, sto andando contro la massicciata, un paio basteranno! Entro in porto. Alternativa uno: andana all’ultimo motoscafo, mia posizione classica. Per ormeggiare cosi’ devo organizzarmi a murata, dunque far girare la cima, preparata a poppa, sul fianco della barca. Ma cacchio! Ho ancora le canne nel portacanne! Togli canne, si impiglia l’amo nella cima, correggi rotta, stai andando addosso al motoscafo, spiccia amo, tira canne dentro la discesa, sposta cima di fianco. A prua sono a posto che ne avevo messa una per sicurezza. Situazione benzinaio (alternativa 2). Barchino che occupa il lato buono. Ormeggiatori in chiacchiera, fuori turno. Sto per approcciarmi all’altro lato, quando vedo che ci sono dei buchi nel pontile ovest, addirittura 2! Ma poi vedo anche Giorgio e Umberto che si accorgono di me e allora Giorgio mi viene incontro, s’incazza che non ho telefonato che arrivavo tardi (mi aspettavano per domani…), ma se telefonavo che gusto c’era? Mi da una mano col corpo morto, io piazzo le cime a misura. Spengo il motore, sono le otto e UNO!

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