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Senza parole 40 anni fa

5 gennaio 2011

La storia e’ questa, un uomo intorno ai 40 anni, pescatore, decide di acquistare una barca a vela. La va a prendere con sua moglie, una bella bionda che gli da corda. In una avventurosa prima crociera, la trasferisce al Circeo. Cominciano le gite a Ponza, gli inverni a completare l’equipaggiamento, compulsando le riviste di settore, ordinando per corrispondenza e diffidando dei negozi locali. La prima crociera vera e’ verso Ustica, poi San Vito, Cefalu’ , le Eolie. Si rientra attraverso la costa calabra, lucana e campana, toccando Capri, Ischia, Ventotene. Tutto cio’ e’ raccontato in dettaglio in un diario che si puo’ leggere anche su internet, a disposizione di tutti. La prosa e’ ironica, disincantata, ma anche precisa e tecnica. Sono ben descritti i componenti dell’equipaggio familiare, gli incontri di altre imbarcazioni, le figure che animano il porto di stazionamento e quelli lungo la rotta.

La cosa incredibile e’ che non sto parlando di me, ne’ di questo sito , ma di un testo che ha quasi 40 anni e che ho trovato tramite Google. Stavo cercando  parole come Circeo, pesca, vela, Palmarola nel vano tentativo di trovare il mio blog tra i primi. Ed invece ho trovato il mio gemello in questo libro, quaranta belanti .Scritto da Ernesto Gastaldi, sceneggiatore di spaghetti western e poliziotteschi, e’ il racconto dal quale e’ stato tratto “Mi faccio la barca”, dimenticabile film con Johnny Dorelli.
L’autore lo pubblico’ nella collana “Il Tagliamare” ed ora si trova su internet aggratis, come un e-book ante litteram.
Ti immagini di leggere di un mondo ancora vergine ed invece scopri che in fondo c’era gia’ tutto: la terza fila alle banchine del Circeo, il mignottume e la cafonaggine a Ponza, il pesce sparito a Palmarola, le mance obbligate ai banchinari, i prezzi assurdi. Anzi, lo dico: una sacco di cose sono migliorate, la pulizia dei porti, la competenza di cantieri e manutentori, sicuramente anche i prezzi delle attrezzature. Qualcosa di perso per sempre c’e’: il porto di San Vito lo Capo senza barche da diporto, spigole e saraghi abbondanti davanti alla massicciata di Terrasini, l’emozione di girare per mare senza strumenti e contando le barche sulla punta delle dita di una mano.

Sopratutto, c’e’ gia’ la formula del diario di bordo che mischia navigazione, piccole avventure e vita familiare che inconsapevolmente ho ripercorso.

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