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Sant’Antioco

10 agosto 2010
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Martedì 10 agosto, giorno 17.
Al molo di transito di Carloforte dormo piuttosto agitato, non perche’ sia mosso il mare, ma piuttosto lo e’ l’alcol con il quale ho accompagnato il dentice, gentilmente messo ai ferri da Bino e Filippo, nel loro casale in cima all’isola.
Al mattino, doppia caffettiera e giro per il paese. Poi salpiamo, decidiamo di andare verso Porto Pino, costeggiando Sant’Antioco. Ci piace molto Cala Lunga, che pero’ essendo anche stretta e piccolina ci spinge ad ormeggiarci fuori per rispetto dei tanti bagnanti. L’acqua e’ immobile, meduse non appaiono, finalmente si percepisce anche il riscaldamento del sole (nei 5 cm in superficie). Quindi snorkeling nella cala, c’e’ un pesce grossetto che non riconosco, nella posidonia. Forse un’orata? Macchietta nera sulla guancia.
Dopo pranzo proseguiamo lungo l’isola, doppiamo la punta sud, distinguiamo bene il Toro, la Vacca e il Vitello (isolotti disabitati) e mettiamo prua ad Est per Porto Pino. Michele su facebook mi consiglia un ristorante a Sant’Antioco, disdetta, la sto lasciando… Ma nulla e’ obbligato, consulto portolano e guida e faccio cambio rotta: prua a Nord per il porto Ponte Romano. Il programma e’ semplice: ormeggiare in un porticcioletto dal nome romantico, giro per negozietti, aperitivo e cenetta nel ristorante consigliato.
Peccato che:
1 man mano che saliamo verso la destinazione sale un mistral improvviso e imprevisto, fino a 22 nodi, che ci costringe ad un navigazione attenta.
2 il ristorante consigliato, scopro grazie a Google, non sta in paese ma a Cala Sapone.
3 la Circo Mare ci autorizza all’ormeggio e scopriamo di essere destinati ad una specie di molo di scarico del carbone, pero’ in disuso, comunque accanto all’edificio più brutto del Sud Sardegna (vedi foto).
4 il paese e’ lontano kilometri e occorrerebbe attraversare il ponte (no romano, fatevi conto la tangenziale).

Vabbe’, non ci perdiamo d’animo, manovra atletica con Cucciola che danza sopra i rondelloni enormi di gomma e conquista il molo, incappella la gassa a prua e corre a poppa a dar volta al doppino. Maria recupera a davanti, io do comandi a caso, ma tutto va bene.
Docce. Lo scarico si disinnesca, lo insufflo d’acqua tramite tubo, poi si rompe, scopro che e’ un filo rotto, lo riaggiusto ma si rompe l’interruttore, ne ho uno identico di rispetto, lo cambio, si disinnesca di nuovo, ari-insufflo, finalmente chiudiamo tutto e usciamo.
Ideona, andiamo in tender. E’ comunque lunga e il maestrale non e’ calato, ci schizziamo, smadonno contro i pescatori che non tirano su le canne e ci costringono a centro canale, dove l’onda e’ più feroce. Alla fine le ragazze la prendono a ridere, arriviamo in paese bagnati, ma arriviamo.
La guida ci conduce alla trattoria ‘Fenicia’, specialita’ tipiche… Proviamo. Il posto e’ modesto, il che potrebbe essere una chiave importante, vedremo la cucina. Purtoppo prima che arrivi il primo piatto, il servizio un po’ naif ed un bigliettino da visita che specifica ‘nuova gestione’ ci fanno temere per il peggio.
Alla fine, il posto e’ molto economico, anche se la cucina non riserva guizzi di fantasiaso.

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One Comment
  1. oltrelastoria permalink

    Ue’ bellezza.Diffida delle trattorie fenicie: non hanno mai saputo cucinare i fenici…Un’ottima guida online e’ il Mangione http://www.ilmangione.it.Per id e psw ovviamente via sms.

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