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Sabato 31 luglio, giorno 7

31 luglio 2010
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La notte trascorre calma, al mattino do una lavata alla barca, con l’acqua bella in pressione il mio spazzolone da motoscafaro mi da grande soddisfazione, cosi’ come la scoperta dell’attacco dell’acqua diretta. Senza bisogno di far girare la pompa, hai a bordo tutta l’acqua che ti serve, puoi lavare tutto senza economie, una genialata.
Ora pero’ basta godere di minchiate banchinare, salutiamo Gianni che ci riserva un trattamento eccezionale e salpiamo.
Faccio casino perche’ avevo spostato il tender al traino passandolo sotto la trappa del vicino. Occorre agganciare il tender col mezzo marinaio e mollare la cima a mare e riprenderla dopo che ha scapolato. Sarebbe niente, se non fosse che non ho spazi di manovra, comunque tutto fila liscio e usciamo. Passaggio radente a Cala Corsara, le donne hanno freddo e nessuno pensa a fare il bagno, del resto sono le 10,30.
Siamo diretti a Castelsardo, il marina ci conferma il posto ed il prezzo, eccezionale da ste parti, di euri 44. Ci sono 12 nodi da Ovest, procediamo a motore vedendo sfliare a sinistra una costa meravigliosa dove ogni tanto l’uomo ha prodotto dei disastri edilizin come alla Marmorata o prima di S. Teresa. Doppiato Capo Testa, la navigazione procede di bolina stretta, con una decina di nodi di ponentino… La barca ne fa 5 o 6 e tutto e’ molto piacevole. A ora di pranzo scendo a preparare i panini, taglio delle fette sottili di alalunga che scotto sulla piastra, riscaldo anche il pane sulla stessa piastra, insalata, pomodorini, olio pepe e sale. Ichnusa fredda e via.
Superiamo da sottovento un jeanneau più’ piccino, li incontreremo a Castelsardo, presumo dalla loro rotta.
Poi il vento da’ scarso e cala un pochino, poggio, mi avvicino alla terra, poi anziche virare e procedere bordeggiando mi lascio sedurre dalla batimetrica dei 20 metri, che a tratti riesco a seguire, una volta rollato il genoa e dato motore.
Giungiamo senza prede a Castelsardo, sosta al distributore, dove ad occhio stimo che il nuovo passo elica mi abbia fatto guadagnare perecchio nei consumi. Mi alloco nel posto assegnato, manovra perfetta, anche se non si puo’ dire perche’ il gommone mi ha tenuto su la prua… Sempre meglio dei russi su barca di alluminio che mi si affiancano poco dopo e ripetono la manovra un paio di volte.
Ci incamminiamo su per visitare il castello, bello, bella vista, museo sinceramente poco distinguibile da un negozio di souvenir nel susseguirsi di riproduzioni di artigianato sardo d’epoca.
Cena a La Trattoria di Maria Giuseppa, dopo una ricerca vana de La Trattoria di Via Nazionale (consigliata dalla guida) ed il rischio corso per averla confusa con La Trattoria di piazza Pianedda. Ma dare dei nomi di fantasia, amici di Castelsardo? Vabbe’, alla fine il conto lo paga Zia Giova e non so darvi un giudizio qualita’ prezzo adeguato, diciamo che senza picchi di fantasia, il suo lo ha fatto.

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