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Punta Fieno, ore 17

1 maggio 2010

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Qui sotto punta fieno c’e’ una spiaggietta bianca bianca, bellissima, peccato che ogni tanto qualche sasso cada giu’, in compenso ci sono i cavalli che brucan l’erbetta, il somaro di Antonio in cima che manduca il fieno e garruli i gabbiani che volteggian in cielo. Arrivando Carola ha visto i delfini e quindi abbiamo girato un po’ con loro che venivano a prua, 4 o 5, grossi, se riesco mettero’ on line il filmato.
Poi traina infruttuosa ma spettacolare, lungo la scogliera che arriva fino al faro e che cade a picco tra rocce cesellate dai secoli, caprette che ti chiedi come riescano a sopravvivere in un mondo verticale e tanto verde, cespugli, canne, fiori. In basso l’acqua e’ trasparente, in alcuni punti davvero celeste, in altri blu. Assorto da queste visioni, seduto nel tender a paiolo, ho avuto un soprassalto per la canna che finalmente ha cominciato a tirare. In un bordello di gabbiani improvvisamente agitati, ho comiciato la procedura standard di recupero: appena una stretta alla frizione, curva ampia a tornare indietro… Paura di vedere la mia preda rubata da un gabbiano, sono veramente tanti, uno in particolare e’ in acqua, ogni tanto prova a sollevarsi e poi torna giu’. Mmmh… Vuoi vedere che… Mi avvicino, sempre recuperando filo, il gabbiano scappa e…. il mulinello molla filo… Ho preso un gabbiano, maledizione! Anzi, sara’ stato lui che ha preso me…

Continuo ad avvicinarmi, preoccupato di essere assalito dai suoi compagni, che pero’ sono più interessati a fottergli la preda che ad altro. Ogni tanto si alza in volo, con me dietro canna all’aria, e poi riscende giu’, che non ce la fa. Sembra preso per una zampa… o forse per la coda. Mi e’ successo gia’ e sono riuscito a liberarlo buttandogli un telo addosso per calmarlo, mentre lavoravo sugli ami. Solo che qui non ho nulla, giusto il coppo… Mentre faccio questo ragionamenti, l’uccello si alza per l’ennesima volta in volo e si libera degli ancorotti del Maria, da solo, per fortuna, senza danni.

Rientro, pranzo, due ore a lavare falchetta e murate ed infine, il primo bagno della stagione. Terapeutico, quasi, a toglier quell’incoccio che avevo dalla mattina, mezzo dovuto al vino della cena di ieri e mezzo per il sole.

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