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Weekend di primavera

Carena fresca, week end buono, non potevo non battezzare la primavera con una uscita in barca.
E invece. Superammo ostacoli di ogni genere. Rinunciammo al consueto venerdì da soli – riprendendo Daniel dalla nonna, per essere pronti a partire al sabato mattina. Passammo quasi indenni la preparazione delle valige, delle pappe, le vestizioni. Quasi non litigammo perfino per l’obbligatoria sosta da Io Bimbo, di strada e perciò non eliminabile – del resto non avevamo pannolini dietro, tanto ci si ferma a comprarli. Acquistammo s alla Conad ogni ben di Dio, per una navigazione al massimo di 3-4 ore, ma per mare non si sa mai.
Superammo anche lo scarico della macchina e l’imbarco della famiglia intiera, composta da me, PJ, Pipus e Minipipus nella pancia della mamma.
Un Pipus particolarmente scioccato dal pontile e forse anche da Senza Parole, o forse solo dal salto in braccio a Papus per salire a bordo.
Con la calma che serve compii le operazioni essenziali a salpare. Fino al giro della chiavetta d’accensione. Tac. Riprovo. Tacccccgggghhhh. Un quarto di giro di albero, al massimo. Batteria a terra. Attacco il caricabatterie, riprovo dopo poco – niente.
Batteria morta. E’ l’una, e’ sabato, non possiamo far molto. Ci arrendiamo presto ad un panino in pozzetto, un asciugamano in spiaggia, un gelato al Gelatone. Poi Marco mi trova una batteria da Promarine a San Felice, quando stiamo già in procinto di rientrare a Roma. Faccio presto, in una mezz’ora eseguo il cambio ed ho il piacere di risentire lo Yanmar girare. Ma a questo punto siamo con testa, cuore e pancia a casa – ci abbiamo provato.

Senza Parole for rent

Opportunità sensazionale, offerta in anteprima ai cari lettori del blog. Affitto Senza Parole per tutto il mese di agosto, posto barca a San Felice Circeo incluso. Noi abbiamo in mente altri progetti, per questa volta, per questo agosto. I dettagli della cosa saranno pubblicati in futuro, intanto, se la cosa interessa qualcuno, fatemi sapere.

Take a break

E’ passato ottobre, novembre e già una decade di dicembre. Mesi in cui ho tenuto sguardo basso, sul pezzo: armadi da far chiudere, weekend da passare in toscana o per mercatini di Natale e culetti da pulire una volta a casa. E avrei anche proseguito, che in fondo non va mica male.
Poi però capita l’alta pressione più stabile del mondo, quella che sorpassa i primi giorni di tramontana, i ritorni umidi da Est e alla fine conclama il blocco del traffico in tutte le grandi citta’. Ecco, quelle sono le condizioni in cui a mare si sta in maglietta, in cui ti arrivano foto da Ponza con la gente che fa il bagno, per non parlare dei soliti da Sardegna e Sicilia.
E allora ti ricordi che c’è Senza Parole che ti aspetta, e ti aspettano anche le cipolle che avevi lasciato appese, che uno pensa sempre di tornare a breve, e invece hanno modo di disfarsi in un nulla muffoso accanto al lavandino.
Spruzzo ovunque, apro, giro farfalle, tiro su interruttori, porto fuori, tiro dentro. Poi salpo, mi molla Giorgio finalmente tornato al mio pontile.
C’è mare calmo, poco o zero vento, cielo serenissimo. Controllo il gasolio – sto in riserva. Accosto da Mario, verso 117 litri nel buco del serbatoio, mi meraviglio dei 3,5 litri ora che consuntivo, c’è il trasferimento dalla Sardegna, però mi sembra solo stesso alto. La mia media e’ 2, considerando le molte ore abbasso regime durante la traina.
Il Fish Finder non batte il fondo… appena ho un secondo di acqua libera scendo giù, spaiolo e riempio di acqua il contenitore della sonda… ed ecco che riprende a funzionare.
Giro il monte, verso Sabaudia, nel solito percorso invernale. Poi torno. Senza aprire vele, anzi a tratti con un po’ di fumo del motore che mi insegue. Senza emozioni di pesca. Senza farmi prendere dalla voglia di aprire verso Ponza, che non si vede, e poi non c’è vento. Ho ancora la testa alle cose di terra.
Verso le due rientro. Infilo il tender di sotto, povero, sempre al sole fino adesso. Chiudo. E passo.

L’estate sta ripartendo

“No, la pioggia? qui, la pioggia, a Ponza, e’ difficile… Al massimo fa due gocce, che dici ah che bello ha rinfrescato un poco e poi guardi: ci sono le stelle. Guarda qua, sabato, domenica, lunedì… L’estate sta ripartendo”. Tutte le volte che scendo a terra, passo al negozio di Marcello a fare due chiacchiere. A volte cerco una scusa, oggi un rubinetto di rispetto per disincrostare dal calcare quelli che ho. Stasera mi mostra dei video fatti da un suo cliente con la telecamera attaccata alla lenza da traina. Viene fuori che il pesce c’è: dentici, ricciole, tonni… Ma si avvicina, annusa e se ne va. Secondo me già vedeva il filo e adesso pure la telecamera, dico, ma Marcello fa finta di non capire, del resto queste camere le vende.
Siamo arrivati qui in serata, ho ancorato di giustezza nella rada del porto, quasi al buio. Poi mi sono messo in lista per entrare al Molo Musco, ci hanno chiamato che era buio del tutto, ho acceso le luci e mi sono buttato dentro. Un po’ di laboriosità connessa, ma alla fine sono felice di sbarcare tutte le girls dalla passerella, in giusto tiro per la sera. Le mando da Oresteria, e so che andrà bene. Io mi faccio al volo una doccia, poi scendo a fare i miei giri, presto rientro e mi ingavono da par mio.
Stamane sveglia presto, faccio il mio cubo e volo a terra. Alle otto e mezza ci tocca salpare, ordinati come si deve. Ricalo il ferro sotto al Core, dove le ragazze fanno la loro colazione e chiacchierano. La giornata è calma e caliginosa, bellissima, mortacci del meteo portasfiga. Qui sono tutti incazzati che queste previsioni non prendono in sufficiente considerazione la natura benigna di Ponza e le tolgono un sacco di weekend boni. La cosa positiva è che ci sono molte meno barche, finalmente si sta in pace.
Scritte queste righe, mi giro verso Ponza Porto e mi accorgo di cosa sta per succedere. Nero pieno sopra Monte Guardia, sopra le Formiche, visibilità ridotta, acqua, tuoni, fulmini.
Le ragazze a fare il bagno sotto la Grotta degli Smeraldi… Chiudo gli osteriggi, accendo il motore, preparo l’ancora per scappare. Poi prendo il tender per recuperare le più lontane. Salpo al volo, Zannone e’ al sole, in effetti stiamo solo anticipando di mezz’ora il programma originale. Procediamo inseguiti dal nuvolone, accompagnato da correnti fredde da Est. Tralascio il Varo, dove sono tutti: sottovento il vento accelera, e mi ridosso sopravvento, un ossimoro nautico che però funziona, sopratutto quando come oggi non c’è fetch ed il mare non alza. In pratica vado alla solita spiaggetta, che se ne sta placida al sole, con solo mezzo gommone ad occuparla.
Qui scatta l’aperitivo e il pranzo a seguire: pane guttiau con caciotta di Norcia, melanzane ripiene alla Assunta, insalata burina e uva.
Il vento piano piano si placa, il prosecco scorre, forse anche questa volta la pelle la riportiamo a casa.

L’estate ancora respira

Le sei di mattina. Fa chiaro, oltre il plexiglas, sopra di me. Chiaro non abbastanza… Sarà alba, vetro fume’, umidità del notte? No. È’ proprio coperto coperto.
Poi esco, in un fradiciume da brughiera scozzese, fossi stato mai in Scozia… So però quello che mi basta: la pescheria di La Cona, che sbatte le vongole una a una, mi aspetta. Famo 2 chili, per 8 persone. E i cornetti alla Casa del Dolce. La webcam di Ponza non offre speranze. Torno a bordo, faccio su è giù altre cento volte, tra spazzatura, e rifiniture di spesa, poi quando le ragazze sono pronte salpiamo, e sono le 9 passate.
La nave per Ponza rientra, suppongo per una avaria. Si sentiva il motore che non andava, in partenza, e lo avevo previsto. Mi spavento di me stesso, decido di tacere per il resto del weekend… senza parole.
Troviamo mare calmo, vento da levante, poco. Mi concede solo un miglio o due a vela, nei pressi di Palmarola. Qui accosto sulla Cattedrale, ancora in ombra quasi alla una… Poi proseguo per Cala del Porto, che ci concede un ancoraggio soleggiato e praticabile per molteplici attività nautiche, bagni, andata a spiaggia, raccolta sassi, spaghetto a vongole. Esamino doverosamente il fondale, per mezzo di maschera e tubo. Sulla sabbia, un prato di cozze, a gruppi di decine. Non me lo spiego, arrivo a pensare che siano morte, sovrappiù gettato da chissà chi. Alla fine ne stacco una e la ciancico sulla scaletta. Viva, come le occhiate confermano. Un vivaio del ristorante, forse, che però se la rischia a lasciarle così. Deve ringraziare che ho già le vongole!
Gli spaghetti vengono come dovuto, alla fine non resta neanche mezza vongola (erano poche? Il dna di mamma mi risveglia questi pensieri, ma lo mando subito a quel paese, che tanto i fuochi quelli sono e se la fai di più viene male e allora sì che avanza).
Quindi il mio atletico equipaggio si fa portare ai piedi dello Scoglio di San Silverio, dove in sabauda fila procede, ordinatamente, alla salita. Inganno l’attesa inutilmente pescando, ascoltando alcuni tuoni da est, osservando il nero che avanza, a stento trattenuto dal costone della cala del Francese. Ad Ovest, tutto chiaro. L’eterna lotta tra il bene e il male, tra il malo tiempo ed il sereno, simboleggiati e trascinati, oppure essi stessi causa o effetto, dal vento di levante e da quello di ponente, si rappresenta oggi davanti a noi. Quando prevale il chiaro, il vento arriva da ponente. Quando il nero avanza, la barca gira e mostra la prua a levante. Salpiamo che ormai siamo raggiunti dallo scuro, però i Faraglioni di Mezzogiorno sono ancora al chiaro. Quando calo il ferro, il sole scende un poco sull’orizzonte, tra i due grandi scogli, e oltrepassa ad ovest le nuvole. Sopra e’ scuro, ma intanto il pozzetto si illumina, l’ultimo bagno e’ un tripudio di chiacchiere e serenità, addirittura viene richiesto un giro in tender. Trovo la grotta dell’arco al meglio, col sole basso che entra, poi il grottone riscuote il suo doveroso omaggio, con l’ingresso in tender nel pertugio triangolare, stretto e lungo. Qui usciamo e sentiamo tre gocce a testa, in totale 15, ma quando arrivamo a bordo il nero e’ sparito e la barca e’ a Ponente. San Silverio ci ha fatto la grazia, senza negare le previsioni de il meteo: ha piovuto.

L’estate sta finendo

Ore 24. Senza Parole ascolta paziente chiacchiere parallele, voci che si sovrappongono, giovani amiche che si ritrovano. La mia barca ha questa capacità di mettere le persone vicine, faccia a faccia, che è il suo vero segreto. Al bando i pozzetti enormi delle barche moderne, ci vuole la giusta vicinanza per ricordarci la nostra natura sociale.
Io comunque sto di sotto, e scrivo al telefonino. Sette sconosciute, là fuori, festeggiano quella di loro che deve ancora sposarsi. Come me, hanno figli piccoli, matrimoni freschi, anche se ci passano 20 anni tra noi e anche se la più svampita mi ha chiesto il permesso, prima di darmi del tu.
Domani si salpa. Previsioni di pioggia serale, fisse li’ da giorni, non lascerebbero scampo, ma il mare pare buono, e quindi domani si fa acqua e vongole e si salpa, per infilare Palmarola, Tramontana, Porto e Mezzogiorno, poi si scende verso Ponza, con il sole in pozzetto speriamo, si cerca di sistemare la barca, far scendere le ragazze, e allora posso stare a bordo in pace o scappare in paese a cercare facce amiche. E il giorno dopo magari, Zannone, per un ultimo tuffo e annesso spaghetto coi capelli bagnati, e poi una corsa a terra per sbarcare le persone ospiti e sistemare la barca e poi lasciarla alle cure delle persone ormeggiatori. Che se si deve dire persone omosessuali, non vorrei mai mancare di rispetto ai miei amici del porto, specie a Tonino che magari mi legge pure.
Mezzanotte e un quarto. Tra poco mi mollano le cime che non stiamo a far dormire nessuno…

Ponente

I nostri vicini, nella notte a Palmarola, sono un vela sui 50 piedi e un grosso motoscafo. Non li vediamo ne’ sentiamo, eppoi alle 10 siamo a nanna. Anche stanotte la barca rolla, il vento strizza la catena, ulula tra gli oblò, fa vibrare le porte chiuse. Non è niente, la solita termica che cala solo quando dormi da un pezzo, penso. Poi però dormiveglio come sempre e questa termica non cala. Non è’ calata neanche quando all’alba mi alzo e esco sulla spiaggetta a firmare il mare come mio solito. Più tardi facciamo una passeggiata con il tender, andiamo verso Nord, fino punta Tramontana e oltre, e niente, ecco un bel ponente “di perturbazione” come si diceva una volta, con annessa onda che batte. Mi arrendo al fatto che stavolta Lamma ha bucato la perturbazione, saranno i prodromi del cattivo tempo di domani.
Altra notizia: sono entrate le ricciolette. Ne rilascio una buona per il sugo, pensando le seguenti cose: 1 – e’ ampiamente sottomisura 2 – tanto poi la pigliano gli altri 3 – si vabbè ma non ho tutta questa voglia di cucinare 4 – torna a novembre che sarai già da forno.
Poco prima di pranzo, salpiamo. Alzo randa, apro tutto il genoa, lasciamo l’isola in grande velocità, la barca sbanda abbastanza da rendere le nostre pappe acrobatiche a sufficienza da non ingrassare troppo con le gambe sotto al tavolo.
Poi, più avanti, cala appena e si trasforma in un piacevolissimo traverso verso casa.