Posterous

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C'e' questo prefisso, che, a quest'ora del venerdi', e' una piccola conquista, un approdo soppravvento raggiunto dopo una faticosa bolina. Un bordo che da' scarso, previsioni pessime, poi il giorno dopo uno spiraglio di buono con la "tripla" di ilmeteo.it (sole nuvole e pioggia) e intanto la settimana si snoda tra la fatica di un lavoro appassionante e le angoscie di quadrare i conti.
Domani: deboli piogge, forti spiriti le domeranno.

Domenica

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La notte scorre immobile, nel sonno profondo della rada davanti a Giancos, Ponza. Alle sei e mezza apro gli occhietti ed esco a poppa a controllare una certa situazione... e trovo il Classis 8,50 accanto al quale mi ero ancorato ad un metro da me, poppa a poppa, che stavo per fargli pipi' sopra.
Gentile, il sig. Classis non fa drammi, agevola un colpo di mezzo marinaio sul mio bottazzo (qui avro' perso meta' dei lettori) e tutto si sistema.
Il giro in tender, con la scusa della pesca, e' calmo, solitario e assai piacevole, cielo sereno, mare olio. Si vedono le gobbe dei pescetti increspare la superficie a frotte, qualche saltino ogni tanto, ma il predatore sotto tarda a farsi vivo, specie sulla mia esca.
Insomma: cippa.
Quindi vado a pescare una colazione a terra, prendo brioche calde, cornetti alla crema, focacce inebrianti del forno sotto.
E incontro Carola, con la sua Scuola Sub in escursione di fine corso a Ponza, 45 subs da gestire, ma per lei normale amministrazione.
La giornata eccezionale mi spinge verso Palmarola, in una inversione del giro classico che la vede al sabato.
Costeggio Ponza, collezionando pesci-lucertola attaccati alla lenza, fin quando giro il capo di Monte Guardia.
Sopresa: mare lungo, raffiche di vento accelerate dalle alture, colori scuri. E pesce. La canna parte bella decisa, pausa, riparte. Fondo non puo' essere, stavolta! Pesa tantissimo e cessa presto di combattere... Penso al dentice, temo il barracuda, alla fine sale, gira in superficie ma ogni tanto si immerge.
E comunque non vedo rosa, ma azzurro.
Palamite. 2-3 kg, preso di lato che sembrava il doppio. Va bene. L'ansia della Jena poteva essere sacrificata per carni migliori, ma onoreremo la palamita come e' giusto che sia.
Palmarola e' deserta. Mi metto sul lato est, prendendomi 8-10 nodi di brezza di Sud Est, ma riparandomi dal mare lungo.
Dopo pranzo, ho voglia di gennaker, salpo, ma quando issiamo qualcosa va storto. Forse lascio la scotta appuntata troppo in tiro e mentre Jenny sale, si apre portandosi su il testimone della calza. Provo a farla scendere smotorando una poppa assassina, arrivo ai fatidici 20 cm dalla cimetta maledetta, ma poi risale.
Penso: andiamo cosi', ammainiamo dopo. Ma quando leggo 14 nodi di apparente in andatura lasca a 7,5 nodi di velocita' propendo per ammainare subito. E' che sono talmente Lamma-addicted che non oso ammettere che non ho 8-10 nodi da Sud, ma quasi 20 da Sud Est.
Vado di randa e genoa, e' bolina larga per 035. Incredibile, e io che volevo scendere di gennaker... La Jena s'e' un'attimo terrorizzata durante le fasi concitate nelle quali le davo i gradi mentre a prua compievo manovre acrobatiche, ma ora mi pare tutto a posto... O quasi, l'aria sale, la barca sbanda, vado al timone, va'...

Sabato

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‎Svegliarsi in barca fa sempre un bell'effetto. Intanto, ci si sveglia presto e hai tutta la giornata davanti. Poi non devi guidare. Ne' chiederti che cosa farai oggi.
Il mio piano nell'immediato e' di chiedere una mano ai ragazzi del porto per trasportare le nuove batterie.
Con Marco prendiamo le nuove, piu' pesanti, e con il carrello arriviamo a bordo banchina. Superando il ponticello a forza di braccia (piucchealtro sue).
Poi tiro giu' la Jena dal letto, disfo materassi e tavole e attacco a smontare la paratia, le batterie, poi il fondo. Porto le vecchie fuori, le nuove dentro, mi libero per ora del vascone di plastica, collego le nuove, vanno, vanno bene. Prendo le misure del nuovo fondo che dovro' realizzare e della paratia da rifilare. Lo spazio occupato dalle nuove e' piu' largo, cosi' la paratia deve traslare piu' a murata, inevitabilemente salendo in altezza, e cosi' le devo levare un paio di cm.
Dopo queste eccitanti manovre, leviamo gli ormeggi. Il Tirreno Centrale, settore Est, assomiglia ad una lastra di acciaio, appena increspato da un Levante fatto apposta per farti uscire randa e genoa per poi calare e farteli arrotolare.
Mi do' da fare con le canne, ne porto fuori quattro, ne calo tre, poi recupero le due piu' da andatura lenta e mollo The Master, 50 lb di Pura Forza, con mulinello a doppia velocita', non sia mai attacca qualcosa di grosso non voglio lasciargli amo e filo appresso.
La prua e' su Zannone, il mare liscio chiama delfini, o mangianze, che pero' latitano, cosi' come infruttuose sono le passate consuete e non tra Zannone e Ponza.
Giro ancora, scopro una bella plastica attaccata alla lenza a fondo, la tolgo e penso: adesso cambia tutto. E invece, no. Quando l'isola e' vuota come oggi, mi godo gli ancoraggi piu' classici: piazzo il ferro a Frontone e lascio perdere la pesca (con la barca, ma non con il tender). Lo tiro giu' e con la Piccola Jena andiamo a fare passate a galla allo Scoglio Rosso, a Punta Madonna, finanche alle Formiche, senza neanche una toccata. Quest'anno il ratio litri di benzina/chili di pesce e' tipo 50:1. Per ora...
Vabbe', adesso sto in rada ancorato sulla mia mattonella di terra, ora aperitivo a terra e poi boh, cena fuori, cena dentro, non so, vedremo.

Cari i miei Volts

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Comprai Senza Parole alla fine del 2006, usata. Alcuni misteri la circondavano, a parte i suoi primi passi, condotti da me medesimo con l'amico Bino in giro per le isole della Sicilia, per il "Prima del ponte tour". Gia' perche' si parlava di fare il ponte sullo Stretto di Messina, pensate un po', e noi si volle girar l'isola prima che cio' accadesse, con due 411 nuovi di pacca, Theros e Senza Parole. Era il 2001. Nel 2006 mi ritrovai con due batterie da 135 Ah, in buono stato: erano nuove. Per anni mi son fatto beffe dei velisti risparmiosi di consumi: frigo notte e giorno, pc, faretti...
Poi 3 estati fa, in Corsica, la vecchia TV LCD faticava, se non tenevo il motore acceso. Piu' avanti scoprii un livello basso di elettrolita, passato anche da un paio di scariche a zero per qualcosa lasciato acceso. Quest'inverno ho cambiato quella motore, dopo essere tornato dal Brasile ed averla trovata a zero. Lo scorso weekend, ancora poco acido, batterie basse e Webasto in allarme durante la notte. Allora mi sono deciso e ne ho comprate due nuove: 185 Ah cadauna. Piu' larghe, che non so bene che modifiche dovro' fare per farle entrare (prevedo lavori di falegnameria).
Tutto cio' per dire che mi spiace buttare due batterie che ancora un po' vanno.
E anche per dire che questo venerdi' siamo partiti, arrivati senza troppo traffico a cena da Erminio (grazie ai cari amici che me lo consigliarono, auguri!).
Poi Gelatone, poi barca: accogliente, ordinata, asciutta, pronta. La mia cuccetta gia' fatta, la brezza che arriva dal lato di terra della montagna, il porto di San Felice ancora vuoto, con i pontili esterni privi di barche. Bello.

La lunga avventura

Ho raccolto e un po' editato, come al solito, i post del mio viaggio di quest'inverno, due mesi tra Brasile, Caraibi e New York.

Localita' visitate, per eventuale riferimento per vostri futuri viaggi: Jericoacoara, Rio de Janeiro, Belem, Guadaloupe, Antigua, Barbuda, San Barth, Saint Marteen, Anguilla.

Caraibi in barca, il resto e' pura cronaca delle mie modestissime vicende.

A voi!

 

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Day four

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Il porto romano ci culla da par suo e quando ci svegliamo sono tipo le 9. Offro tre opzioni al mio equipaggio: 1 - gita al carcere di S. Stefano, l'isola qui accanto; 2 - shopping per le vie dell'isola e relax; 3 - ancoraggio ridossato con eventuale pesca a traina col tender.
Senza alcuna pressione scelgono la 3, in effetti c'e' un sole inaspettato e mare calmo. Mi ancoro solitario dietro a cala Rossano e con Ciccio e PJ organizzo un giretto a pesca. La passata e' fonda e buona, d'un tratto sento un bel peso, combatte. Tutti fanno le cose giuste e una riccioletta da un chiletto e' a bordo! Poi raso uno scoglio anche Ciccio prende il suo primo pesce, emozione! e' un'occhiata.
Verso le 12 molliamo, l'ancora sale senza incagli, grazie a Ninuzzo che mi dirige la prua. C'e' mare calmo, sole e un leggero scirocco che mescolandosi al vento d'avanzamento pruduce 4-5 nodi al lasco teoricamente sfruttabili a vela dal gennaker, ma cosi' ondivaghi nella direzione che lascio perdere e procedo a motore.
A prua e' grigio, anche un po' nero volendo. Le previsioni dicono pioggia a tratti e venti da NW, in prua.
Quindi salgo facendo prua su Zannone per guadagnare acqua da poter spendere quando il vento girera'.
All'una eccolo: comincia da Sudovest che e' un piacere spegnere e dar randa e genoa, filando piu' di prima grazie a 12-13 nodi di aria. Poi un po' cala, un po' gira, comincio a dar fondo alla magra dotazione di gradi acquisita, poggiando e addolcendo la bolina.
Intanto giu' le Elisabette tagliano le patate a fettine sottili, che messe sulla teglia con olive e pomodorini, costituiranno il letto su cui posare la ricciola e l'occhiata.
Ciccio legge il suo libro per scuola, Ninuzzo e Chiara si godono la navigazione in relax, stesi sui cuscini in pozzetto.
E poi e' sarabanda: un groppetto da Nord Est mi fa virare mure a dritta e puntare Ponza, poi da' scarso e allora ri-viro e mi rimetto in rotta, poi ancora viro con rotta Zannone, apparente anche 20 nodi e pioggia leggera, poi mi da buono, poi scarso e ancora vedo Zannone davanti a me. Fino alle 17 circa vado avanti bordeggiante sotto piogge intermittenti, e con una bella mangiata di un pesce che tira ma si slama subito. A 8 miglia dal Circeo il vento e' calato, l'onda in prua accettabile, allora rollo il genoa e proseguo a motore.

Day three

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La notte passa senza che il Tempo s'accorga che Lamma portava Levante, cosi' mi compiaccio d'aver dato retta agli amici di Ponza Mare e di essere rimasto in rada, sempre l'ancoraggio piu' tranquillo delle Pontine.
All'alba mi alzo, il cielo e' coperto, attendo che si faccia il momento giusto, prendo il tender e vado a fare un giretto. Un Barracuda che cosi' piccino non ne ho mai preso si immola a sbloccare il risultato. Un'Occhiata stava per costituire grama doppietta, ma poi ha riguadagnato la liberta', brava.
Proseguo, finche' non attacca a piovere... Niente di che, ma rientro, profitto dell'acqua dolce per una botta al pozzetto e poi smette. Qualche squarcio si apre nel grigio, faccio il tifo, ma ilmeteo.it e' impietoso e comunque vede nero anche per domani. Vabe', tanto se Ventotene deve essere, li' il tempo non conta, e' come stare in un borghetto dell'Umbria, col sole che ci fai? Perche' li' sono diretto, dopo che tutti si saranno svegliati, dopo la colazione a terra, dopo la spesa inevitabile, dopo l'attesa dei giornali. Magari nel frattempo esce un poco d'aria ad evitarci 20 miglia di motore? Magara.
E invece la pioggia seguita, fin quando s'apre lo slot per andare a terra, fare una spesetta fresca e poi pranzare di sotto, in attesa che il sereno che si intravede su Palmarola giunga a noi.
Verso le 14, in perfetta puntualita' con la chiamata de ilmeteo.it, arriva. Si fa prua per Ventotene, smotorando sotto un sole impetuoso, che la poca aria e' in prua.
Il Porto Romano e' vuoto come mai, praticamente siamo soli, tanto che l'appoggio e' impossibile e devo far sbrigare Ninuzzo con la trappa. Ventotene, un tempo carcere tradizionale, ora ospita truppe di coscritti obbligati ad indossare tute nere tutte uguali, a marciare intruppati e goffi, per salire su precari traghetti che li recano in punti dove il mare lungo non da' tregua. Come se cio' non bastasse, la pena aggiuntiva prevede l'indossare pesanti cinture piombate e zaini cilindrici di gas compresso. In maniera volontaria, a quel punto, i condannati si calano negli abissi, alla ricerca di volontario suicidio, ritengo.
Questi pensieri mi sovvengono mentre saluto Enrico, del diving Ciro, che mi porge ferale notizia: pare che una barca a vela abbia chiamato annunciando ritardo a causa di una lunga battaglia con un tonno gigante.
La mia fama indiscussa di pescatore sta vacillando, ho preso solo un'aluzza grossa quanto una fava, nonostante le 10 canne in dotazione e quasi sempre in pesca. Vabbe'...ma conosco la storia di queste lotte, vince sempre il pesce e cosi' e', i poveri arrivano con due cannette da bambino e le pive nel sacco (non stavo rosicando per niente, no no no).
Quindi passo da Fabio, gli procuro alcune decine di copie vendute, ma io sono ancora indietro coi libri dell'anno scorso e mi astengo dagli acquisti. Torniamo a bordo, preparo il pesce crudo, con sale e pepe e l'aggiunta di olio caldo insaporito con un po' di foglie di timo. Poi pasta con zucchine, uovo e parmigiano e il petto di pollo all'arancia di PJ... la compagnia e il vino sono ottimi, Ciccio il piccolo sapiente ci fa sbragare con le sue domande acute e la serata passa senza che si senta il bisogno di andare a terra.

Day two

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Lamma aveva chiamato Levante e Levante fu. Dopocena, la prua di Senza Parole gia' e' a NordEst. Non indugio, vado a levare ancora per girar l'isola e ridossarmi. Peccato che a forza di ruotare nella calma precedente, la catena e' finita sotto ad un sasso e non vuol saperne... Esame delle alternative: si resta qui e si resiste al F4, tanto la barca non si move; mi butto, di notte e al gelo a 10 mt di fondo (nunzeneparla); provo a girare intorno al sasso.
Vada per la terza. Ninuzzo mi aiuta, viene, per fortuna. Evito Cala del Porto, altrimenti nota come "darfrancese", piena di barche e con lo spacco de La Forcina a incanalare il Levante. Mi metto invece prima, davanti a La Radica, su un grande pendio sabbioso dove calo a 10 mt tutta la catena di cui dispongo, piu' una decina di metri di tessile. Che il calumo non dipende dal fondo, ma dallo spazio che hai, nella mia modestissima pratica.
Cosi' sistemati, resistiamo ai forti venti catabatici che spiovono da Monte Guarniere. In altre parole, dormo fondo, mi sveglio all'alba per controllare che tutto sia a posto e riprendo sereno fino alle nove e mezza.
Pesca, infruttuosa come mai.
Gita alle grotte, ne scopro di nuove, bellissime, e sopratutto mai cosi' soli tra gli anfratti di Mezzogiorno. Purtroppo ci siamo giocati Ninuzzo, che osserva turno di riposo per un qualche malessere che si esprime con un bel mal di testa che lo stende in cuccetta.
Da Palmarola, ci spostiamo a Ponza per pranzo. Mentre mi muovo congiungendo i punti della mia personalissima costellazione alieutica, l'acqua bolle di sotto e Lucia Rosa vede servito uno dei miei classici primi (fortuna che i we durano due giorni, che il repertorio non e' cosi' profondo).
Mezzo cracker e un piatto di spaghetti in bianco lungamente tenuto in grembo sono il pranzo di Ninuzzo, che pero' pare tornato in forma migliore.
Il cielo grigio favorisce le chiacchiere, si discute di cinema e libri, Ciccio ripete la Svezia con PJ. Quando siamo tutti ferratissimi su foreste di conifere e stretti improbabili, faccio prua su Ponza Porto, per un meritato approdo terricolo, mentre penso che Lamma porta Levante anche stanotte, e dovro' tornare indietro dopocena per ancorare a Chiaia di Luna.
La rada e' il paradiso del velista, tante barche, niente motoscafi.
Il pontile di Ponza Mare e' gia' su, anche se ci stanno ancora lavorando. Paolo mi accoglie in tuta e guanti, con Biagio, Tommaso, Antonio e Silverio. Il modo e' il solito, gentile e schivo, che si confonde per altro, specie se davanti c'e' uno ugualmente gentile e schivo, senza neanche la giustificazione di essere isolano di nascita.
Prenoto da Oresteria, che sono finiti i tempi che non si prenotava, la formula no thrills deve aver lasciato lo spazio a un ristorante piu' tradizionale. Medito queste profonde questioni al Welcome's, davanti ad alcuni spritzes, insieme agli altri, tutti bianchi e rossi dalle giornate di mare e programmanti dormite e navigazioni rilassate verso Ventotene.